Milano, 13 maggio 2021: se tutto andrà secondo pronostico, Giovanni Malagò sarà rieletto fino al 2025 alla guida del Coni, grazie al regalo dell’ex ministro Lotti che gli ha concesso un terzo mandato, nonostante i tentativi (rispediti al mittente) dell’ex ministro Spadafora e del M5S di negarglielo. Non tutti però sono d’accordo nel mondo dello sport italiano, dove vecchi nemici (dal capo del tennis Binaghi a quello del nuoto Barelli) e nuovi delusi lavorano ad un’alternativa. Rispetto a 4 anni fa quando il suo unico rivale era stato un autentico carneade, stavolta Malagò non sarà solo alle urne. Si è già presentata l’olimpionica Antonella Bellutti, sostenuta dall’associazione Assist, prima donna a candidarsi in un mondo dove le quote rosa sono ancora una chimera (solo quest’anno è stata eletta la prima presidentessa di Federazione, nello squash).

La sua presenza è un segnale ma difficilmente sarà in grado di disarcionare Malagò. Così nelle ultime ore sta prendendo corpo anche un’altra candidatura, quella dell’ex n.1 del ciclismo italiano Renato Di Rocco, che ha già dato la sua disponibilità: su di lui convergerebbero i voti della fronda anti-Malagò. Quanti di preciso non si sa, forse non abbastanza per batterlo ma di sicuro in grado di creargli qualche problema, o quantomeno scalfire il suo consenso bulgaro (l’ultima volta sfiorò il 90%). Proprio in questi giorni, però, il Collegio di garanzia dello Sport (impropriamente ma neanche tanto chiamato Collegio del Coni) ha depositato un interessante parere. Ufficialmente riguarda la piccola Unione Tiro a segno, dove pure si voterà nei prossimi mesi ed è in corso una disputa fra i pretendenti. Ma sembra fatto apposta per il Coni. Stabilisce che, in virtù della Legge Madia che vieta incarichi dirigenziali nelle amministrazioni pubbliche a personale in quiescenza, chi è in pensione non può diventare presidente. E certo non vale la deroga, pure prevista dalla normativa, di poter svolgere l’incarico per un anno a tempo gratuito, visto che i n.1 federali restano in carica per un quadriennio olimpico. Il dispositivo è molto articolato, dibatte a lungo sulla natura pubblica dell’Unione Tiro a segno, che è posta sotto la diretta vigilanza del ministero della Difesa per la questione del porto d’armi, cosa che lo differenzia dalle altre Federazioni (che hanno diritto privato, status che salva tanti presidenti federali dall’interpretazione). Ma sull’incandidabilità dei pensionati pare non avere dubbi.

La coincidenza è curiosa perché il parere arriva proprio mentre si scaldano i motori per la campagna elettorale del Coni, a cui magari potrebbe essere applicato: se il divieto vale per una Federazione, figuriamoci per il Comitato olimpico, che è ente pubblico per statuto. La questione andrà approfondita dagli azzeccagarbugli, ma, passasse il principio, niente pensionati ai nastri di partenza. E Di Rocco lo è. Come lo sono del resto altri nomi (dall’ex n. 1 della scherma Giorgio Scarso, al presidente della Figc Giancarlo Abete) che erano circolati negli ultimi tempi come possibili sfidati del gruppo d’opposizione. Un altro contendente si può sempre trovare, ma al Foro Italico già tirano un sospiro di sollievo. Per il Collegio del Coni di Malagò, il candidato anti-Malagò rischia di essere già fuori dai giochi.

Twitter: @lVendemiale

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