“Taglio di capelli e colore, prontissima per Sanremo!”. Beatrice Venezi sul palco con Amadeus metterà in riga, bacchetta e manina alzata, tutti i professori dell’orchestra dell’Ariston. A soli 31 anni è già un’affermata direttrice d’orchestra internazionale. Nativa di Lucca, conterranea di Giacomo Puccini, debutta a 22 anni a dirigere, probabilmente, musicisti ben più anziani di lei. Carriera fulminante la sua, con direzioni prestigiose in mezzo mondo, dal Giappone alla Bielorussia, dal Portogallo al Libano, fino alla direzione della Nuova Orchestra Scarlatti di Napoli. Il repertorio, of course, è pucciniano, tra cui l’album My Journey (Warner, 2019), un omaggio al maestro sì, ma anche un tentativo di portare, parafrasando i The Commitments per la musica soul, la classica alle masse: “Questo disco è un modo per tornare alle origini della musica classica, considerata all’epoca un po’ come il pop di oggi e che oggi ci sembra così lontana”.

L’ha scritto anche nel suo libro Allegro con fuoco. Innamorarsi della musica classica (Utet, 2019): “Mentre la melodia si carica di un afflato epico, anche voi cominciate a sentire vibrare qualcosa dentro e per un attimo una fiducia incrollabile nell’umanità vi attraversa il cuore e voi vi sentite pronti a compiere qualche azione eroica. Questa emozione, così forte, così pura, è la grande dote di questa sinfonia. Un’emozione trascinante e coinvolgente. Di queste emozione la musica classica è piena: è anche di mille altre sfumature. Rabbia, passione, noia, furore, malinconia, disperazione… Ogni compositore ha cercato di tracciare sul suo pentagramma gli infiniti l’animo umano, fino alla più piccola sensazione. Ed è proprio di tutte queste emozioni così travolgenti, e allo stesso tempo alla portata di tutti, che io, ormai anni fa, mi sono innamorata e mi scopro innamorata ogni giorno”.

Venezi è salita anche agli onori delle cronache per il suo abbigliamento sul palco, che va poi letto come il non voler volontariamente nascondere la sua femminilità. In un’intervista a DiLei ha ricordato lo scontro social con una collega che invece saliva sul palco in smoking per dirigere. “Sì è vero. Ha polemizzato sui social, dicendo che lei quando dirige si veste con lo smoking, insomma in modo classico, per non distrarre il pubblico dal’ascolto della musica. Come se bastasse un vestito per distogliere l’attenzione da certi capolavori immortali. Non ci voglio credere”. Un punto di vista ribadito in un’altra chiacchierata a Radio Deejay: “Siamo troppo legati allo stereotipo della donna nella nostra cultura che vuole come non si debba curare del proprio aspetto esteriore”.

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