“Potrebbe essere l’ultima volta che te lo dico: ti amo tantissimo. Non lo dimenticare”, Deng Jia Xi, conosciuta in tutto il mondo come Angel, aveva salutato così tramite i social network un suo amico prima di scendere in piazza. Poche ore dopo aver pubblicato questo post, la giovanissima manifestante birmana è stata colpita alla testa nel corso di una delle proteste che da settimane riempiono le strade delle città. Come riportato dal Corriere della Sera, la ragazza sarebbe caduta vittima di un attacco armato scatenato sui manifestanti dalle forze golpiste. Poco prima che i militari aprissero il fuoco, racconta un amico che era con Angel in quelle ore, la ragazza avrebbe gridato: “Non scapperemo ma non versate il nostro sangue”.

Angel durante le proteste aveva più volte indossato una maglietta nera con su scritto “andrà tutto bene”, era diventata un’icona della resistenza in Myanmar. Il racconto di quanto avvenuto negli attimi che hanno portato alla sua morte è stato restituito ai media da un amico, Myat Thu, 23 anni, che era con lei quando è stata colpita. Gli scontri in cui la 19enne ha perso la vita sono quelli che hanno interessato Mandalay, la seconda città del Paese. In tanti da settimane combattono per la liberazione di Aung San Suu Kyi, presidente destituito, e il ripristino della legalità in una nazione che lo scorso 8 novembre aveva affidato la propria guida ad un premio Nobel per la pace, nella speranza di uscire da un conflitto che in Birmania tra picchi più o meno violenti va avanti dalla metà del secolo scorso.

In queste ore sono centinaia i birmani che sono scesi in piazza. Una foto immortala Angel poco prima di essere colpita mortalmente, spaventata dai colpi si nasconde dietro uno dei cartelli utilizzati durante la manifestazione. Nonostante i numeri non siano ancora chiari, sarebbero una dozzina le vittime di proiettili alla testa nel corso delle proteste di ieri. Lasciando intendere che i manifestanti fossero bersaglio degli attacchi mortali delle forze armate. “Questa non è una guerra, non c’è ragione di usare proiettili veri contro le persone. Siate umani” ha detto Myat Thu all’agenzia di stampa britannica Reuteurs.

Angel 19enne, ballerina e campionessa di taekwondo, nei giorni che hanno preceduto la sua morte aveva lasciato una sorta di testamento. “Se non sono in buone condizioni non salvatemi, donate i miei organi e contattate mio padre”. Secondo le Nazioni Unite, dal primo febbraio giorno in cui è cominciato il colpo di stato in Birmania, sono 54 le persone morte per mano di agenti di polizia e militari. Oltre 1700 i feriti. Numeri che potrebbero non restituire la realtà di quello che è accaduto fino ad ora, poiché sono soltanto le cifre che l’Ufficio è stato in grado di verificare.

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