Due anni e mezzo dopo l’inizio del processo, oltre otto anni dopo la controversa legge sui vitalizi a favore di consiglieri provinciali e regionali del Trentino Alto Adige, è arrivata una doppia assoluzione. Il Tribunale di Bolzano ha stabilito che “il fatto non sussiste” in relazione alle accuse di abuso d’ufficio e truffa contestate a Rosa Maria Zelger Thaler, ex presidente del consiglio regionale, e Gottfried Tappeiner, ex presidente di Pensplan, una società controllata dalla Regione.

Le accuse si riferivano alla legge che nel 2012 aveva erogato 96 milioni di euro di vitalizi anticipati a 130 consiglieri. L’entità delle cifre aveva provocato indignazione e proteste, culminate nel 2014 in una manifestazione nel capoluogo altoatesino. Infatti, il consiglio regionale aveva poi provveduto a modificare la legge. Secondo l’accusa, erano stati adottati parametri troppo favorevoli per i politici, nel calcolo sia del tasso di inflazione che dell’aspettativa di vita (individuata vicino ai 90 anni), per quantificare gli anticipi dei vitalizi. L’abuso d’ufficio si riferiva al fatto che la perizia fosse stata assegnata da Zelger Thaler al professor Tappeiner, che presiedeva una società controllata dalla Regione.

A spianare la via alla sentenza a favore dei due imputati è stato il pubblico ministero Axel Bisignano che al termine di una requisitoria estremamente concisa ha chiesto l’assoluzione per entrambi. L’assoluzione è stata decisa dal collegio presieduto da Stefan Tappeiner. I difensori hanno puntato sulla insindacabilità della legge da parte del potere giudiziario.

“Una legge non può essere processata – ha sostenuto l’avvocato Paolo Fava, che ha anche letto alcuni titoli apparsi su Il Fatto Quotidiano all’epoca delle manifestazioni di piazza e ha attaccato le prese di posizione de Movimento Cinquestelle. “Qui si parlava di vitalizi d’oro, in realtà con quella legge si risparmiarono milioni di euro”. Gli articoli, secondo i difensori, avrebbero addirittura aizzato l’anti-politica.

Richiesto di una spiegazione, dopo l’udienza l’avvocato Fava ha sottolineato ilfattoquotidiano.it: “Le leggi si possono criticare da un punto di vista politico e anche giornalistico, ma non posso essere sottoposte ad un vaglio penale. Ho solo voluto dire che un’informazione corretta avrebbe dovuto spiegare che non si trattava di vitalizi d’oro”.

L’argomento è annoso e fu il Movimento Cinquestelle a fare in Trentino Alto Adige una battaglia contro i privilegi dei politici. Al processo non si sono costituite né le Province autonome di Trento e Bolzano, né la Regione. Unica parte civile è stata quella di Filippo Degasperi, ex M5S, attuale consigliere provinciale: “Adesso sappiamo, da una sentenza, che si possono elargire 96 milioni di euro pubblici a 130 persone. Purché si tratti di politici”, è stato il commento sarcastico di Degasperi.

Gli avvocati hanno preso la sentenza al balzo per criticare la legge sulla prescrizione. Per Paolo Fava “c’erano stati degli errori clamorosi di impostazione dell’accusa perché si sosteneva che fosse stato adottato un tasso di sconto di 2 punti inferiore a quello indicato da un’altra perizia, mentre non era affatto così. Ci sono voluti otto anni, non per colpa del Tribunale, per arrivare a questa decisione corretta, e questo è un vulnus per i processi che durano troppo a lungo e per chi intende mantenere questa scriteriata riforma sulla prescrizione per cui i processi potranno essere fatti a vita”.

Rosa Maria Zelger Thaler, ha invece commentato: “Sono felice che questi anni difficili siano passati e sono contenta che un procedimento penale abbia chiarito che noi avevamo agito in modo corretto, risparmiando anzi dei soldi. Spero che si possa chiudere questa storia”.

Secondo la Procura di Bolzano, che aveva ottenuto i rinvii a giudizio, il danno causato alle casse pubbliche dai vitalizi gonfiati di cui avevano beneficiato i consiglieri regionale era di oltre 10 milioni di euro. Zelger Thaler era accusata di aver “violato i principi di imparzialità e buona amministrazione” prendendo una iniziativa “impropria” (l’incarico di consulenza a Tappeiner) con lo scopo di “neutralizzare gli esiti della consulenza ritualmente conferita dalla struttura amministrativa al dottor Stefano Visintin”.

A sostegno della costituzione di parte civile, l’avvocato Maria Cristina Osele aveva ricordato che la consigliera regionale, il 17 dicembre 2013, due mesi dopo la conclusione del suo mandato, ottenne un vitalizio di 575 mila euro. “La consulenza Tappeiner garantiva un incremento del 25 per cento dell’importo del vitalizio – aveva dichiarato l’avvocato – e quindi i 575 mila euro percepiti dalla Zelger avrebbero dovuto essere 431 mila, con una differenza di 143 mila euro”.

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