«Ero una giovane suora, lui era il responsabile provinciale della mia congregazione. Una sera ha insistito per darmi un passaggio: appena un po’ fuori dal centro abitato ha allungato le mani; mi sono buttata fuori dall’auto e ho visto che si masturbava». Nadia (nome di fantasia) è stata suora per più di trent’anni in Italia, salvo una breve parentesi in una missione africana. Aveva raggiunto un ruolo di rilievo in un importante ente religioso ma, a dispetto di una forte vocazione, ha deciso di lasciare l’abito a causa delle sofferenze patite. Con questa intervista, che potete leggere integralmente sul nostro mensile FQ MillenniuM, diretto da Peter Gomez, attualmente in edicola, per la prima volta esce dal silenzio: la sua è una storia di fatica e di sfruttamento, di abusi e di una strenua resistenza a un ambiente corrotto. «Il padre provinciale ha provato moltissime volte a violentarmi – continua – in tante venivamo molestate, bastava rimanere da sola in una stanza e te lo trovavi addosso. Ho detto tutto al suo superiore, ma non è servito a niente».

La storia di Nadia è tutt’altro che un caso isolato e parla di una realtà molto diffusa, che tuttavia fatica ad emergere. Se il dramma della pedofilia nella Chiesa è ormai davanti agli occhi di tutti, con tanto di mea culpa ecclesiastici e (alcuni) processi eccellenti, gli abusi sulle suore da parte dei preti restano un buco nero da cui è quasi impossibile far emergere verità, dati e testimonianze, figuriamoci intravedere un percorso di giustizia. Soprattutto in Italia, dove su tutto incombe lo Stato Pontificio.

Le donne consacrate non hanno potere decisionale e la loro parola non conta nulla in un ambiente già segnato da una profonda disuguaglianza di genere. Non sono rare le punizioni, soprattutto per le novizie: «Una ex suora ci ha raccontato di essere stata tenuta in ginocchio per ore sulle pietre per non aver eseguito un’incombenza e, in generale, le vessazioni sono molto diffuse – racconta la psicologa Lorita Tinelli, del Centro studi sugli abusi psicologici di Bari – Sappiamo di alcuni casi in cui ancora viene utilizzato il cilicio per i pensieri peccaminosi». «Facevo formazione sulla maturità affettiva e sessuale a novizie e seminaristi e in molte venivano a raccontarmi di avere avuto rapporti sessuali indesiderati – racconta suor Mary Lembo, che ha ottenuto il dottorato in psicologia alla Pontificia Università Gregoriana con una tesi sulle violenze commesse dai preti sulle religiose in Africa. «Le suore sono intrappolate in rapporti asimmetrici: molte sono ragazze svantaggiate che dipendono dal sostegno, anche economico, del prete, altre sono soggiogate dal suo carisma spirituale».

Le suore, però, non parlano. Alle poche che trovano il coraggio di rompere il silenzio viene rinfacciato di voler “rovinare un prete” o di “distruggere la chiesa”. Le stesse madri superiore raramente le supportano, quando addirittura non diventano complici dei molestatori, accettando di mandare suore “in missione” dai preti che ne fanno richiesta. «Le religiose non possono competere con la buona fama del confessore che abusa di loro», conferma suor Tiziana Merletti, della comunità delle Francescane dei Poveri. «Allora tacciono, soprattutto se straniere, perché temono di essere rispedite al Paese di provenienza. Perché questo è quello che succede: non fermano lui, ma al massimo allontanano lei». In ogni caso, la religiosa viene mandata via subito se rimane incinta: «È capitato che il sacerdote sostenesse economicamente l’ex suora e il bambino – dice suor Tiziana – ma il più delle volte le ragazze vengono semplicemente abbandonate al loro destino».

Leggi l’inchiesta completa su FQ MillenniuM in edicola o in abbonamento, anche su tablet

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