Da via Allegri a via Venti Settembre, dalla Procura della Figc al Ministero dell’Economia. Ma quella che poteva essere una promozione prestigiosa rischia di diventare un caso, se i due incarichi si sommano invece di prendere uno il posto dell’altro. Giuseppe Chinè, consigliere di Stato, è in predicato di essere nominato capo di gabinetto del nuovo ministro del Tesoro Daniele Franco, una delle caselle più delicate del governo Draghi. Ma è anche procuratore capo della FederCalcio, e dovrebbe rimanerlo.

Magistrato del Consiglio di Stato, 52 anni, Chinè è giurista stimato con diverse esperienze di governo alle spalle: è stato a capo del legislativo del Mef dal 2011 al 2013 (governo Monti), poi capo di gabinetto al Ministero Salute durante il governo Gentiloni e dell’Istruzione durante il Conte I (ministro Bussetti). La nomina ancora non è ufficiale, ma per lui si prospetta un ritorno nei palazzi della politica dopo la parentesi nel pallone, che darebbe lustro anche alla scelta del n.1 Figc, Gabriele Gravina, di puntare su di lui nel 2019, quando si è trattato di sostituire l’ex procuratore capo Giuseppe Pecoraro, un addio burrascoso, le cui cause non sono mai state chiarite fino in fondo.

Tutto bene, se non fosse che ciò che pareva scontato (lasciare la Procura per accettare il nuovo incarico), in FederCalcio non lo è. Da via Allegri fanno sapere che le dimissioni di Chinè non sono previste: vorrebbero che portasse a termine il suo mandato, che però scade a giugno. Incompatibilità a termini di legge non ce sono: in fondo lo stesso Chinè ha già svolto i ruoli contemporaneamente in passato (ma solo da “sostituto” procuratore). Sono due sfere differenti (pubblico il Ministero, privata la Federazione), e la carica federale non è neppure retribuita.

Diverso, però, se parliamo d’opportunità. Il Ministero dell’Istruzione probabilmente ha poco a che vedere col pallone, lo stesso non vale per quello dell’Economia. Il Mef, ad esempio, è proprietaria al 100% della partecipata “Sport e salute”, diretta da Vito Cozzoli, la società che distribuisce i contributi pubblici alle Federazioni sportive (inclusa la Figc, che nel 2021 riceverà ben 36 milioni di euro dallo Stato). Poi ci sono tutte le richieste normative che sempre più spesso in questi tempi di crisi e di Covid il presidente della Figc Gravina avanza al governo (dalla sospensione dei versamenti al cosiddetto “Fondo Salva calcio”, tanto per fare degli esempi, e che inevitabilmente ricadono sul Ministero dell’Economia. Nulla di tutto ciò è competenza della Procura, ma il duplice ruolo potrebbe rimanere scomodo. Anche solo per una banale questione di tempo, visto che si tratta di due posizioni delicate e impegnative, da svolgere a tempo pieno o quasi.

Confermare Chinè per i prossimi mesi, forse anche per non trovarsi ad affrontare il problema della successione in un momento già delicato, con le elezioni federali alle porte (si vota lunedì 22 febbraio) e tanti problemi nel prossimo consiglio federale. Chinè non sarebbe nemmeno l’unico in questa posizione, visto che anche il giudice sportivo della Serie A Mastrandrea svolgeva il ruolo di capo del legislativo del Mef. Per trattenerlo fino a giugno, quando gli organi di giustizia saranno rinnovati, puntano sulla mancanza di incompatibilità. E sui tanti dossier caldi che ci sono in questo momento sul suo tavolo: dall’inchiesta sui tamponi della Lazio, al possibile fascicolo sportivo a carico della Juventus sul caso dell’esame di italiano di Suarez all’università di Perugia (su cui la giustizia sportiva seguirà l’indagine della Procura guidata da Raffaele Cantone. Un motivo in più per restare. O per lasciare, questioni di punti di vista.

Twitter: @lVendemiale

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