Ristoratori, baristi e altre categorie colpite dal rientro della Liguria in zona arancione hanno bloccato il centro di Genova nel pomeriggio di ieri lunedì 15 febbraio, per protestare contro le restrizioni anti-Covid ma, soprattutto, per il poco preavviso con il quale sono state comunicate. “Non esiste che comunichino il venerdì sera che domenica chiudiamo – spiegano i promotori dell’iniziativa convocata come #ristoratoririuniti – senza contare che ci saremmo aspettati al massimo una chiusura per lunedì, non proprio nel giorno di San Valentino per il quale avevamo finalmente i tavoli prenotati”. A promuovere l’iniziativa davanti alla sede della Regione Liguria, che inizialmente doveva essere un flash mob con consegna simbolica delle licenze dei locali, un gruppo eterogeneo di ristoratori che si è immediatamente diviso in una frangia più movimentata (maggioritaria) e alcuni più moderati che hanno atteso sotto la Regione un incontro con il presidente Giovanni Toti. Circa 1500 persone hanno così attraversato la città in corteo bloccando la sopraelevata e tornando verso il palazzo della Regione paralizzando il traffico. Chi aveva organizzato la manifestazione parlando con la Prefettura è rimasto scavalcato dagli stessi partecipanti, che hanno sorpreso le forze dell’ordine che non avevano messo in conto un’adesione così alta dopo precedenti con pochi presenti.

Niente polizia e niente portavoce ufficiali, alla testa del corteo si sono messi alcuni ristoratori con un megafono che, una volta tornati di fronte al Palazzo della Regione, hanno chiesto con forza che fosse Toti a scendere per giustificare la mancata ordinanza restrittiva per il ponente ligure. Provvedimento che – forse – avrebbe scongiurato la chiusura di tutta la Regione: “Non ci sentiamo rappresentati dai sindacati, né tanto meno vogliamo fare una delegazione per metterci in mostra o parlare a nome di altri – ha scandito al megafono il gestore dell’Ostaja Gigino che ha animato il corteo – non siamo ultras, né esagitati, vorremmo che il Presidente scendesse a parlare davanti a tutti”. Una volta preso atto dell’indisponibilità della Regione a un incontro pubblico, il corteo si è spostato verso piazza Corvetto con alcuni manifestanti intenzionati a bloccare la stazione di Genova Brignole. Solo alle 18.30, dopo tre ore di blocco, la polizia ha minacciato di prendere provvedimenti in caso di reale occupazione dei binari, determinando così lo scioglimento della manifestazione alla quale hanno partecipato anche diversi ristoratori che già nella giornata di domenica hanno fatto “obiezione di coscienza” al decreto aprendo per pranzo e prendendo le relative multe. Tra i partecipanti al corteo anche lo chef stellato Ivano Ricchebono, che oltre ad essere tra i pochi che hanno scelto di tenere aperto nella giornata di San Valentino nonostante le restrizioni, rilancia sperando che “l’esempio di Genova sia seguito in tutta Italia”. All’altezza di via Venti Settembre un 47enne bloccato dalla manifestazione ha investito con la sua auto due ragazze per poi darsi alla fuga, rimediando una denuncia per lesioni e omissione di soccorso, nell’unico momento di tensione in una manifestazione caratterizzata da toni accesi ma sostanzialmente pacifica. Al termine del corteo i manifestanti si sono dati appuntamento per lunedì prossimo, sempre che nel frattempo non ci fossero evoluzioni sul fronte dei ristori, visto che l’indice di contagio in Liguria non sembra compatibile con un allentamento delle restrizioni a breve.

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