“Sono un timido cronico e quando ero ragazzo, solo quando imbracciavo la chitarra riuscivo a trovare i miei spazi e a vincere la mia timidezza. La chitarra rappresenta la gran parte dei miei sorrisi e gran parte della mia voglia di vivere”. Con queste poche parole, in maniera sincera e disarmante si descriveva Enrico Greppi, in arte ‘Erriquez’, volto e anima della Bandabardò, scomparso questa mattina a 60 anni nella sua casa di Fiesole. Sempre con il sorriso sulle labbra e con positività Erriquez ha trascinato la band sin dalla sua nascita nel 1993. L’artista apprezzava colleghi come Caparezza, Daniele Silvestri, Max Gazzè e Carmen Consoli. Non a caso con molti di loro la Bandabardò ha condiviso diversi palchi come il Primo Maggio. “Quando dobbiamo partecipare a una qualsiasi manifestazione o a uno show tv. Ci sentiamo bene solo sul palco”, aveva dichiarato nel 2014 a Tgcom24 Erriquez.

La vita di Erriquez è ricca di incontri e di esperienze multiculturali diverse. È nato a Firenze il primo settembre 1960 e con la famiglia si è trasferito, quando era ancora ragazzino, a Bruxelles dove ha frequentato la scuola europea e poi ha vissuto anche a Lussemburgo. L’amore per la musica non arriva a caso perché la famiglia materna contava molti musicisti professionisti. Erriquez ha studiato 4 anni di Conservatorio e sei di violino per poi approdare al basso e iniziare a suonare con il fratello e il suo migliore amico. La band si chiamava GGR. Dopo questa breve esperienza Erriquez ha iniziato lo studio della chitarra, senza più mollarla. Aveva 18 anni ma le tensioni in famiglia c’erano, nonostante fosse di larghe vedute. “Da ragazzo ho subito molto le critiche, in alcuni casi anche bonarie come quelle dei miei genitori, – ha raccontato in una intervista a Rockography nel 2019 – sulla musica che ascoltavo, sui vestiti che indossavo, sulle feste alle quali andavo. Sembrava che la vita ‘giusta’ fosse già passata e che a noi giovani toccasse vivere in una specie di fine del mondo in cui non c’erano più valori, o per meglio dire, non c’erano più quelli che andavano bene a quelli più adulti di noi”.

A 19 anni dopo la scuola dell’obbligo Erriquez ha lasciato la famiglia per tornare a Firenze ed iscriversi all’Università. La sua vita si divideva tra grafica pubblicitaria, lezioni private di francese e le prove col nuovo gruppo musicale rock Vidia, che vengono notati da Gianni Maroccolo dei Litfiba che li produrrà. Il primo disco ha venduto 5mila copie ma poi si sono divisi. Appoggiato da Maroccolo, Erriquez ha partecipato al tour di Andrea Chimenti e proprio in questa occasione ha conosciuto Alessandro Finazzo con il quale fonderà i Bandabardò l’8 marzo 1993. L’esordio discografico è del 1996 con “Il circo mangione”. Il resto è storia.

Un percorso dunque fatto di tanta esperienza e gavetta sul campo. “La gavetta diventava quindi, per certi aspetti, un momento meraviglioso, un’occasione nella quale ti potevi mettere alla prova, una situazione quella, in questo caso dei concerti, in cui riuscivi a capire cosa riuscivi a trasmettere e cosa invece non andava, una circostanza preziosissima nella quale potevi confrontarti con te stesso e con gli altri”, ha raccontato il musicista sempre a Rockography.

Moltissimi giovani gli chiedevano come fare successo o come entrare nel mondo della musica, lui rispondeva: “Non si deve fare musica per entrare in una specie di olimpo dove tutte le persone sono ricche e belle, ma si deve farla perché chi si approccia a questo mondo senza il potere della musica non è niente: perché è un tuo bisogno reale e sincero, non uno strumento per soddisfare la tua vanità e il tuo ego”. E infine una frase che racchiude l’amore per l’arte da parte di Erriquez ma anche il sentimento di fratellanza che lo legava alla band: “Quando mi chiedono che cosa sia per me il successo, rispondo sempre che la nostra conquista più grande è stata quella di aver messo su una ditta, nel ’93, che da ventisei anni ad oggi ha dato e tutt’ora dà da mangiare a sette famiglie”.

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