L’Organizzazione mondiale della Sanità precisa che “non è insolito che si verifichino casi sporadici a seguito di un’epidemia grave” mentre dà notizia di una vittima di ebola in Repubblica democratica del Congo, dopo che a giugno 2020 era stata dichiarata conclusa la precedente epidemia. Il caso riguarda una donna, peraltro moglie di un sopravvissuto a Ebola, che è morta a Butembo, città nella provincia del Nord Kivu, che era stata uno degli epicentri. La filiale locale dell’Istituto nazionale di ricerca biomedica ha confermato la presenza del virus nei campioni prelevati dalla donna, che si era presentata con sintomi compatibili con la malattia in un centro sanitario locale in cerca di cure.

Le autorità sanitarie provinciali del Nord Kivu stanno guidando la risposta a questa situazione in collegamento con il ministero della Salute e con il supporto dell’Oms che ha fornito formazione a tecnici di laboratorio, rilevatori di contatti, team di vaccinazione locali, e ha contattato i gruppi della comunità per aumentare la consapevolezza sul virus e mettere in campo un programma per i sopravvissuti. Gli epidemiologi dell’Oms stanno indagando sul caso. Sono già stati individuati più di 70 contatti. Ed è in corso anche la disinfezione dei siti visitati dalla paziente.

“L’esperienza e la capacità delle squadre sanitarie locali è stata fondamentale per rilevare questo nuovo caso di Ebola e aprire la strada a una risposta tempestiva”, ha assicurato Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’Oms Africa. L’agenzia Onu per la salute “sta fornendo supporto alle autorità sanitarie locali e nazionali per rintracciare, identificare e trattare rapidamente i contatti per ridurre l’ulteriore diffusione del virus“. In questo momento è in corso il sequenziamento del genoma per identificare il ceppo di Ebola e determinare il suo eventuale legame con l’epidemia precedente.

La decima epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo è durata per quasi 2 anni ed è stata la seconda più grande al mondo, ha ricordato l’Oms. Il virus ha lasciato molti morti sul campo: quando si è conclusa l’emergenza erano stati conteggiati 3.481 casi, 2.299 decessi e 1.162 sopravvissuti. La risposta all’epidemia “è stata particolarmente difficile – evidenzia l’Oms – a causa dei problemi di sicurezza che hanno interrotto gli sforzi per il contrasto al patogeno“.

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