È scontro aperto tra Russia e Unione europea sull’arresto e la condanna a due anni e cinque mesi di reclusione nei confronti di Alexei Navalny, il principale oppositore di Vladimir Putin rientrato in patria a inizio anno dopo i mesi di convalescenza in Germania dovuti all’avvelenamento da Novichok. Oggi l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’unione europea, Josep Borrell, ha incontrato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, dichiarando che le relazioni tra Mosca e l’Ue sono arrivate “a un punto critico”. “Ma siamo in collegamento – ha voluto poi aggiungere -. E nonostante le nostre differenze costruire un muro di silenzio non è un’opzione”. Dura la replica del capo della diplomazia russa, secondo cui la situazione che si è sviluppata fra Mosca e Bruxelles è “malsana”: “Siamo entrambi stakeholder della regione Euroasiatica. Oggi abbiamo l’opportunità di avere una conversazione franca fra di noi, per affrontare questo punto”. Il coinvolgimento di alcuni ambasciatori europei, in particolare di Germania, Polonia e Svezia, nelle manifestazioni pro-Navalny ha portato il governo di Mosca a optare addirittura per la loro espulsione dal Paese, provocando la reazione degli Stati coinvolti. Intanto, si è aperta anche la prima udienza del processo contro Navalny per diffamazione nei confronti di un veterano della Seconda Guerra Mondiale, Ignat Artemenko: “Non so niente di Artemenko. Non capisco le accuse. Non sapevo nulla di Artemenko fino a quando la polizia non è venuta da me”, ha detto il dissidente dichiarandosi ‘non colpevole’.

“Abbiamo espresso profonda preoccupazione per la situazione di Alexei Navalny, abbiamo chiesto che sia liberato e che sia avviata un’inchiesta su cosa è successo. Noi rispettiamo al massimo la sovranità della Russia, ma i diritti umani e lo stato di diritto sono centrali per il futuro comune”, ha continuato Borrell. E ha poi aggiunto che “non c’è alcuna proposta di sanzioni ora come ora da parte di nessuno degli Stati europei” alla Russia. “A marzo ci sarà il summit nel quale si parlerà della relazione tra la Ue e la Russia e la mia visita qui serve anche alla preparazione di questo vertice”.

Da parte sua, Lavrov ha invece dichiarato che la Russia “costruisce la sua vita basandosi sul fatto che l’Ue è un partner inaffidabile, perlomeno in questa fase”. Il ministro degli Esteri russo ha definito la possibilità di sanzioni Ue contro Mosca per il caso Navalny “una questione interna dell’Ue” e ha affermato che l’Ue “sempre più spesso ricorre a restrizioni unilaterali che non hanno una base legittima”.

Dal Cremlino arriva anche la risposta alle parole del presidente americano, Joe Biden, che ieri sera aveva annunciato una linea più dura ed efficace” con la Russia, determinata a “danneggiare la democrazia”. Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha detto che le richieste del presidente americano di liberare Alexei Navalny “subito e senza condizioni” rappresentano “una retorica molto aggressiva e non costruttiva. I messaggi che suonano come ultimatum per noi sono inammissibili“, ha aggiunto.

Ed è di oggi la notizia che la Russia ha convocato al ministero degli Esteri gli ambasciatori di Svezia, Polonia e Germania e ha consegnato loro una nota di protesta per la partecipazione di alcuni loro diplomatici alle “proteste illegali” del 23 gennaio scorso, a Mosca e San Pietroburgo. I diplomatici in questione sono stati dichiarati “persona non grata” e dovranno lasciare la Russia “nel prossimo futuro”. Stoccolma ha risposto definendo le accuse “completamente infondate”. “Ferma condanna” è arrivata anche dal mister Pesc Borrell. Le espulsioni dei diplomatici europei da parte della Russia “non rimarranno senza risposta”, fanno invece sapere da Berlino, con Angela Merkel che ha definito l’azione del Cremlino “ingiustificata”. Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, ha dichiarato: “Condanno fermamente quello che è successo, dall’avvelenamento di Navalny fino all’ espulsione dei diplomatici”.

Alla vicenda Navalny si è aggiunto ieri un nuovo capitolo sul quale dovrà essere fatta chiarezza. Ieri, l’ospedale di Omsk in cui lavorava ha annunciato, in una dichiarazione riportata dalla Cnn, la morte improvvisa di Maksimishin Sergey Valentinovich, 55 anni, il medico russo che curò il blogger dissidente +nelle ore successive all’avvelenamento col Novichok, nell’agosto scorso.

Non sono ancora state rese note le cause del decesso, visto che dalla struttura ci si è limitati a comunicare che “con rammarico, vi informiamo che il vice capo medico per l’anestesiologia e la rianimazione dell’ospedale di emergenza, assistente del dipartimento dell’Università statale di medicina di Omsk, dottore di ricerca in scienze mediche Maksimishin Sergey Valentinovich è improvvisamente morto”.

Tutto a poche ore dalla contestata condanna del tribunale distrettuale Simonovsky a due anni e cinque mesi di reclusione per il principale oppositore di Vladimir Putin, rientrato nelle scorse settimane in Russia e immediatamente arrestato dalle autorità, dopo mesi di ricovero e riabilitazione presso l’ospedale Charité di Berlino. Condanna che ha scatenato nuove proteste di piazza, soprattutto nella capitale, alle quali è seguita una nuova ondata di arresti che ha fatto crescere a oltre 11mila il numero dei manifestanti fermati.

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