Alexei Navalny, il dissidente russo principale oppositore del presidente Vladimir Putin, è stato condannato a 2 anni e 5 mesi di carcere da un giudice del tribunale distrettuale Simonovsky nell’ambito del processo Yves Rocher del 2014. È stata accolta la richiesta del Servizio Penitenziario Federale di convertire la pena sospesa in detenzione reale a causa della violazione dei termini della libertà vigilata. Il giudice ha deciso però di prendere in considerazione l’anno di detenzione domiciliare già scontato e dunque ha ridotto la detenzione a 2 anni e 5 mesi di colonia penale. Navalny era stato infatti condannato a 3 anni e 5 mesi di carcere, con la pena sospesa, e a cinque di libertà vigilata, un periodo esteso di un altro anno nel 2017, dopo essere stato riconosciuto colpevole di appropriazione indebita, decisione che la Corte europea per i diritti dell’uomo ritenne però motivata politicamente. Il team di Navalny ha subito invitato a una “protesta immediata a Mosca” dopo la condanna: “Venite subito alla piazza del Maneggio. Il nostro Paese è piombato nella più completa illegalità, dobbiamo opporci”, si legge in un tweet postato dal Fondo anticorruzione. E secondo le ong la polizia ha già effettuato fermi nel centro di Mosca e San Pietroburgo, dove secondo le prime informazioni le persone finite in manette sono oltre 1330.

“Chiedo il rilascio immediato per me e per tutti i prigionieri politici. Questo teatrino è illegale“, ha detto in aula il blogger che è stato vittima di un avvelenamento nell’agosto scorso e che dal suo rientro in Russia, il 17 gennaio, è stato arrestato dalle autorità di Mosca. All’udienza erano presenti anche diplomatici stranieri, tra cui quelli di Repubblica Ceca, Austria, Lituania, Norvegia, Svezia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Canada, Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Lettonia e Polonia, oltre a rappresentanti dell’Ue. Una partecipazione che il governo ha ritenuto “un’ingerenza nei fatti interni della Russia”, come detto dalla portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova.

La presenza dei diplomatici stranieri in funzione di osservatori può essere legata anche ai ‘movimenti’ di giudici avvenuti negli ultimi giorni: Vyacheslav Detishin, il capo del tribunale distrettuale Simonovsky che esaminava il caso di Navalny, si è dimesso lo scorso 28 gennaio, mentre la giudice Yulia Okuneva, che avrebbe dovuto presiedere l’udienza di oggi, è stata sostituita all’ultimo minuto.

Navalny: “Ci ricorderemo di Putin come Vladimir l’Avvelenatore”
“La cosa principale in tutto questo processo non è quello che accade a me. Imprigionarmi non è difficile. Ciò che conta di più è il motivo per cui questo sta accadendo. E sta accadendo per intimidire un gran numero di persone, vogliono imprigionare una persona per spaventarne milioni“, ha detto Navalny mentre fuori dal tribunale erano centinaia i manifestanti a sostegno del blogger dissidente che sono finiti in manette e che si vanno aggiungere ai migliaia fermati nelle scorse settimane.

Ma nel suo intervento, l’oppositore ha comunque portato avanti il proprio attacco nei confronti del Cremlino: “Spero vivamente che la gente non consideri questo processo come un segnale che li porti ad avere ancora più paura. Questa non è una dimostrazione di forza, è una dimostrazione di debolezza. Non si possono rinchiudere centinaia di migliaia di persone. Spero vivamente che la gente se ne renda conto. E lo faranno. Perché non si può rinchiudere l’intero Paese”.

E nel suo affondo fa anche riferimento al suo recente avvelenamento, accusando implicitamente Vladimir Putin: “Sto combattendo come meglio posso e continuerò a farlo, nonostante il fatto che ora sono nelle mani di persone che amano imbrattare tutto con armi chimiche. La mia vita non vale due centesimi, ma farò tutto il possibile perché la legge prevalga. E saluto tutte le persone oneste in tutto il Paese che non hanno paura e che scendono in strada. Perché hanno i vostri stessi diritti. Questo Paese appartiene a loro come a voi”. E aggiunge: “Sono sopravvissuto grazie a brave persone, piloti e medici. Poi ho causato un’offesa ancora più grave, non mi sono nascosto – ha detto riferendosi alla sua decisione di tornare in patria – E poi è successa la cosa peggiore in assoluto, ho partecipato all’indagine sul mio stesso avvelenamento. E abbiamo dimostrato che è stato Putin a commettere l’attentato e questo lo fa impazzire”. Putin “passerà alla storia proprio come un avvelenatore. Sapete, c’era Alessandro il Liberatore o Yaroslav il Saggio. E avremo Vladimir l’Avvelenatore“.

Prima della condanna, era stato lo stesso Navalny, prima del suo team, a incitare alla ribellione contro il presidente Putin: “Ci sono momenti in cui l’illegalità e l’arbitrarietà sono l’essenza del sistema politico e questo è terribile. Ma è ancora peggio quando l’illegalità e l’arbitrarietà indossano il mantello del procuratore o della magistratura. Ed è dovere di tutti disobbedirvi, disobbedire a tali leggi”. Il giudice a quel punto lo ha interrotto: “Non stiamo facendo un comizio ora, non facciamo politica qui”. E Navalny ha risposto: “Vi sto dando la mia opinione, non ne ho altre”.

Le reazioni, Usa: “Ci coordineremo con gli alleati per una risposta”. Italia: “Costernati”
Pochi minuti dopo la pubblicazione della sentenza, gli Stati Uniti hanno chiesto a Mosca la “liberazione immediata e senza condizioni” di Navalny, come affermato dal nuovo segretario di Stato, Anthony Blinken. Gli Usa, ha aggiunto, “si coordineranno con gli alleati per valutare le forme con cui ritenere la Russia responsabile per quanto sta accadendo col caso Navalny”.

Anche il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha commentato la decisione del trbunale su Twitter: “La sentenza contro Alexei Navalny è un duro colpo alle libertà civili e allo stato di diritto saldamente radicati in Russia. La corte di Giustizia europea per i diritti umani aveva già nel 2017 giudicato arbitrario il procedimento. Deve essere immediatamente liberato”.

Anche dalla Farnesina hanno espresso “costernazione per la notizia della condanna di Navalny ad una lunga pena detentiva, condanna originata da un processo già definito ‘arbitrario e manifestamente irragionevole’ dalla Corte europea dei Diritti Umani”, si legge in una nota. “La detenzione di Navalny, dopo l’avvelenamento con agente chimico – prosegue il comunicato – conferma la tendenza alla soppressione dei diritti fondamentali” in Russia. “L’Italia resta un coerente sostenitore del dialogo e della cooperazione tra l’Ue e la Russia, ma esprime forte preoccupazione dinanzi a tali sviluppi che contrastano con i principi basilari di democrazia e stato di diritto”.

Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, ha chiesto la liberazione immediata del dissidente russo: “È inaccettabile”, ha scritto su Twitter, la Francia chiede “la sua liberazione immediata. Un disaccordo politico non è mai un crimine. Il rispetto dei diritti umani come quello della libertà democratica non è negoziabile”.

L’Alto rappresentante per la Politica Estera dell’Ue, Josep Borrell, ha dichiarato che “la condanna di Alexey Navalny è contraria agli impegni internazionali della Russia in materia di stato di diritto e libertà fondamentali. Va contro il verdetto di della Convenzione Europea per i diritti Umani (Echr) che ha stabilito questo caso arbitrario e irragionevole. Chiedo il suo rilascio immediato”.

Richieste, quelle dei leader mondiali riguardanti la liberazione di Navalny, che il Cremlino ha bollato come “ingerenze”.

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