Ana, oh Ana. È l’ora del primo ultimatum di Kitikaka all’amico Marco Lollobrigida. Non abbiamo più sposato una causa così civile e moderna dai tempi in cui Wanda Nara veniva isolata come una passante in un panchetto a leggere la schedina da PierPardo o Francesca Barra finiva in scavalcamento di campo dietro macchinisti e fonici a lambiccare con l’iPad da Chiambretti. Quindi, caro Marco, noi chiediamo, anzi vogliamo, no ancor di più, pretendiamo che ad #atuttarete Ana Quiles vada al posto di Spillo Altobelli, di Zambrotta, di Vocalelli, di Paganini che non ripete, di Peo Pericoli e Gianduia Vettorello. Vogliamo Ana ovunque. Ana in collegamento da San Siro e Ana in collegamento dagli spogliatoi mentre parla Conte (Antonio non Giuseppe), Ana opinionista sul difficile momento del Crotone e Ana sul mercato dell’Avellino, Ana che ci legge i messaggi sui social, Ana alla moviola, Ana in collegamento dalla sagra della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio.

Basta davvero Marco, non ce la facciamo più ad ascoltare ex calciatori, ex allenatori, ex direttori sportivi, ex massaggiatori, ex autisti dei pullman di squadra, ex bagarini, ex steward finiti sul lastrico ed ex steward finiti col torcicollo per vedere le partite. La misura è colma. Sappiamo già cosa diranno, come lo diranno, quando lo diranno, dove andremo a finire, che prima o poi la Juve con un rigorino vincerà il campionato per la gioia dei @iBambinidiZampini. Così se il pallone è rotondo, rigore c’è quando arbitro fischia, dio è morto e anche Mughini non si sente tanto bene, almeno tu Marco donaci la gioia del sussulto, della sorpresa, del fulmine a ciel sereno. Ma poi non ti sei accorto del sussurro e dell’incanto di Ana? Perché continui a fissare le cravatte di Spillo (che poi sono quelle che gli passa Pecci dal camerino della Domenica Sportiva)? Perché vuoi sempre collegarti con Vocalelli che deve fare il giornale o con Zambrotta che ha il timballo in forno che si brucia? Perché chiedi tutte quelle robe complicate a Paganini che deve scendere sul lungomare per l’aperitivo? Ana è lì. Attende silenziosa il suo turno. Non ti fa mai pesare il suo tacco 12.

Ti cerca con quegli occhioni, quel sorriso e quelle scapole da Julia Roberts (sui complementi di mezzo ci autocensuriamo perché ci legge Michela Murgia ndr). E poi, quando arrivano i suoi momenti che sono pochissimi, che sono cronometrati, che sono sintetici come i parrucchini di Conte (Antonio non Giuseppe), che arrivano addirittura dopo la puntura di Spillo, dopo i tweet di Lapadula e Schiattarella, tu inspiegabilmente le fai fretta? Ma adesso andiamo a sentire… ma adesso andiamo a vedere… ma adesso ci colleghiamo con Varriale. No Marco, davvero. Forse tu non ricordi come Ana ha spiegato al pubblico italiano che a Madrid “si parla di un a.c. e un d.c. da quando Cristiano Ronaldo è andato via”, sfiorando leggermente tutte le “c” e provocando un centinaio di ricoveri per colpo apoplettico. Forse tu non ricordi la cronaca di una “giornata da straniera a Napoli” dopo la morte di Maradona? La riproponiamo in integrale, sintassi che fa ammattire Sandro Sabatini, proprietà di linguaggio che Pasquale Bruno sogna ad occhi aperti, serissimi cazziatoni antiCovid ma con una dolcezza che Massimo Galli nemmeno col mignolo: “È vero i napoletani non hanno rispettato per niente le regole, le mascherine, le distanze, però Maradona è più importante di San Gennaro. È un ambiente molto emotivo, molto toccante, molto drammatico. Per alcuni è stata una perdita più di quella dei genitori”.

Perfetta nella pronuncia, vellutata nel tono mai urlato, impagabile in quell’amalgama aspirata tra lingua, gola e palato che fa tanto espagna, come quando ridà vita al paragone sull’Atalanta che Spillo aveva incautamente definito un “tir in contromano” e lei richiama Spielberg e dice: “Come uno squalo in campo che se non stai 100% concentrato ti mangia”. E il candore, la purezza, con cui commette uno strafalcione minimo, inutile, ridicolo e sul caso Ibra/Lukaku dice: “Questa sfacciatura razzista non la vedo”? Insomma Marco, fallo per il legame che unisce l’Italia alla Spagna, fallo per il gemellaggio tra l’Elche e la Juve, fallo per i nostri connazionali che devono pupparsi perfino la crisi di governo, le zone a pois, Sanremo senza pubblico, senza Orietta Berti, senza Albano e Toto Cutugno. E se proprio per contratto non si può fare niente, se avevi una gomma a terra, se non avevi i soldi per il taxi, se la tintoria non ti aveva portato quelle splendide giacche di tweed scozzese, almeno lascia ad Ana il lancio della puntata: “Amici e amiche benvenuti #atuttarete”. Kitikaka, nel caso, assieme a milioni di italiani, ringrazia.

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