Antijuventini di tutto il mondo unitevi: è uscito un libro di Massimo Zampini. S’intitola 3000 giorni (Baldini+Castoldi) e Kitikaka Zorro, Robespierre e Robin Hood insieme, versione 2021, ne segnala innanzitutto l’impressionante numero di pagine: 334, bianche e nere sia quelle pari che quelle dispari, lettere nere e spazi bianchi in ogni singola facciata, anche se per la questura sono solo 34. Un vero furto, insomma. Dicevamo dell’imponente forma del volume. Un tomo inusitato che a confronto il disboscamento dell’Amazzonia di Bolsonaro è un gioco da ragazzi. Zampini ci tiene al dettaglio e i 3000 giorni, ovvero i 9 anni di scudetti consecutivi della Juventus dal 2012 al 2020, già nove anni – porcaccia la miseria bianconera – e sembra ieri, li racconta particolare per particolare: dal pescetto mangiato a Palermo mentre inizia la prima partita della prima annata dell’era Conte all’ouzo sorseggiato qualche mese fa in un’isoletta greca mentre Bernardeschi chiude il discorso in pieno luglio causa Covid battendo la Sampdoria.

Zampini, che di professione fa l’avvocato (Kitikaka ha spiegato da tempo che non esiste trasmissione sportiva senza un avvocato ospite, anche se non ne abbiamo ancora compreso il motivo scatenante), in una elegante prima persona singolare (anche se ogni tanto scappa mostruosamente la megalomania della prima plurale) è un po’ come il “Giovin Signore” del Parini. Là dove si dimenava il volgo a infastidir col suo ronzio il protagonista, qua si dimenano sguaiate, inconcludenti, invidiose, Inter, Milan, Napoli, Lazio, Roma e bricioline colorate da fondo classifica. Tutte aggrappate a recriminazioni, movioloni, arbitri “corrotti, pagati dall’avvocato Agnelli”. Zampini con una modestia a dir poco benigniana, quella del Benigni legge Dante, inizia il suo racconto partendo dall’uscita della Juve dal purgatorio infernale di Calciopoli. Enumera i primi capitoli con un “meno 240 giorni”, “meno 190”, ecc… per avvicinarsi alla nuova vita bianconera per “riveder le stelle”, anzi gli scudetti. Tra un Franti in vena di regalie e Mister Burns in versione natalizia, il Zampini giovin signore gigioneggia ebbro di sicumera scudettata deridendo messaggini di amici tifosi inferociti per falli non fischiati e gol non concessi, sonetti in romanesco che l’autore si concede felice quando la Juve batte la Roma, e frecciatine all’Inter che indurrebbero perfino Giobbe allo scontro fisico in cortile. Del resto, ironia del destino, ed ironia tout court, la prima pubblicazione, andata a ruba, dell’avvocato, Zampini non Agnelli, avvenne undici anni fa, in pieno purgatorio bianconero.

S’intitolava Er go’ de Turone. Diario di uno juventino a Roma ed era pubblicato dall’editore Coniglio (tutti in coro, please). Poi l’avvocato, Zampini non Agnelli, aveva subito gongolato col secondo volume – Il gol di Muntari (Mursia), e ancora con #sulcampo. Il manuale di chi tifa Juventus (Fandango), qui con massime kirkegardiane-briatoriane del calibro di: “La Juventus è una consolazione esistenziale nelle amarezze della vita. È uno stato sovranazionale a cui tutti possono appartenere, un’entità per uomini ricchi di spirito e dagli orizzonti sconfinati”. Se però non li avete letti, ecco il compendio esaustivo. Dove il carnefice si fa vittima, perfino con lapalissiano fastidio. Il popolo vuole il pane? Dategli brioche. Zampini si toglie sassolini, calzettino, soletta, si leva perfino la scarpa è la lancia contro tutto e tutti, dall’interista Cottarelli all’anticontiana FederTamburello. Diventa l’Enrico Toti di una superiorità juventina mai riconosciuta, piangente, disperata. Altro che pistola fumante dopo il delitto, viagra sul comodino dopo una notte di sesso, mezzo metro di Buffon oltre la linea di porta quando segna Muntari. 3000 giorni è il volume definitivo sul fatto che in Italia la dialettica panettone contro pandoro, juventini contro antijuventini, è più sacra del presidente della Repubblica. Io so io, anzi noi siamo noi, e voi non siete un c…. (e mentre scriviamo 15esima di serie A 2020-21: Juventus quinta a dieci punti dal Milan, nove dall’Inter… “meno 23” alla fine, insomma). P.s. ci sono due battute – “un vero furto” e “andate a ruba” – sentito e sincero omaggio di Kitikaka alla vecchia e sacra tradizione bianconera.

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