Massimo Giletti affronta il “caso Genovese” ormai da diverse puntate nel suo Non è l’Arena, su La7. Stavolta a parlare è la 18enne che ha denunciato per prima l’imprenditore che ora si trova in carcere a San Vittore con l’accusa di violenza sessuale. La ragazza racconta i pochi momenti di lucidità di quella terribile notte trascorsa tra l’ormai nota Terrazza Sentimento e la camera di Genovese: “Mi ricordo di essermi andata a fare una doccia a un certo punto ma ero completamente fatta, non ero lucida… – racconta lei – Mi sono sentita ‘fatta’ per due giorni dopo, in ospedale, per tutta la droga che mi aveva dato ci ho messo tanto tempo a smaltirla… Mi ricordo una frase che mi ha particolarmente colpita, lui mi ha detto “è l’ora di darmi il cu*o”, ma è l’unica frase che mi ricordo”. Giletti chiede allora all’avvocato della ragazza quanto sia rimasta chiusa in quella stanza: “Ventidue ore“. “Mi ricordo che sono stata ricoverata, ci hanno messo cinque secondi a capire che avevo subìto una violenza perché era talmente evidente il danno che è partita la denuncia prima dall’ospedale che da me. Le dottoresse erano scioccate“, racconta ancora la ragazza”.

Ma come si è svolta quella giornata? “Eravamo state invitate da Daniele Leali perché questa mia amica lo conosceva. La festa cominciava a mezzogiorno, noi avevamo deciso di non andare perché nessuno dei nostri amici sarebbe andato o ne sapeva niente. Non volevamo trovarci in una situazione spiacevole, non volevamo stare con Leali, non ci interessava”. Alla fine, racconta ancora la ragazza, lei e le amiche decidono di andare a Terrazza Sentimento perché c’era “la festa di un nostro amico dopo e volevamo iniziare a uscire”. Alle 18:00 Leali ha mandato un messaggio per dire di raggiungerlo, che lì si stavano divertendo. A questo punto Massimo Giletti, sconvolto nell’ascoltare tutta la testimonianza della ragazza, chiede come si entra nell’attico, se ci fossero guardie, se bisognasse lasciare i telefoni: “C’erano due bodyguard solo per arrivare al portone, per entrare nel palazzo, poi ce n’era uno all’ascensore per premere il codice e uno una volta al piano, insieme a una ragazza che ritirava i telefoni”. Come si è spiegata il “sequestro” del telefono? “Ho creduto fosse normale perché non si possono fare feste in questo momento, c’erano personaggi dello spettacolo… succede anche in altri locali“. Un altro ricordo nitido riguarda la “fine”, dopo le 22 ore chiusa in camera quando ha cercato di chiamare un taxi: “Mi ha presa per i capelli, mi ha trascinata con violenza per la stanza e mi ha lanciata sul pavimento. Ho avuto paura di morire“.

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