Terza, ma sicuramente non ultima, puntata della saga GameStop. Vicenda che da alcuni giorni sta scuotendo con violenza mercati e mondo della finanza. La principale novità del giorno è che diversi brokers (ossia le piattaforme attraverso cui si comprano e vendono titoli) hanno limitato le operazioni sulle azioni coinvolte. Oltre a GameStop ci sono titoli come BlackBerry o la catena di sale cinema Amc. Attraverso le piattaforme è possibile vendere o comprare le azioni ma non è più possibile farlo “a leva”, ossia utilizzando strumenti finanziari chiamati opzioni che amplificano e perdite. Questa decisione sembrerebbe aver determinato un calo generalizzato dei titoli interessati dalle limitazioni con flessioni nell’ordine del 30-40%.

In particolare la piattaforma “Robinhood”, da cui erano partiti molti degli acquisti di questi giorni, ha comunicato agli utenti di aver introdotto pesanti limitazioni. Al momento sarebbe possibile solo vendere i titoli. Bloccati anche i semplici acquisti di azioni, non solo delle opzioni. Una mossa che ha suscitato ondate di proteste sul web e ha dato via ad una class action. L’accusa rivolta alla piattaforma è sostanzialmente quella di fare il gioco dei grandi della finanza a danno dei piccoli risparmiatori a cui invece Robinhood si rivolge. Dave Portnoy , nome molto popolare nel mondo dei trader, è stato molto esplicito nelle sue accuse alla piattaforma.

Regia del fondo speculativo Citadel? Un passo indietro, Robinhood è una piattaforma statunitense che ha raccolto milioni di utenti. La sua caratteristica è infatti quella di non far pagare commissioni per la compravendita di titoli e opzioni. Oltre a quella di aver reso particolarmente semplice e accattivante operare sui mercati. Non ha caso qualcuno parla di “gamification” della finanza. Ma come riesce a guadagnare Robinhood? Perché ci sono colossi della finanza, come il fondo speculativo Citadel, che pagano perché gli utenti di queste piattaforme vengano indirizzati verso un certo tipo di percorso. In sostanza per conoscere ed orientarne i flussi. I piccoli trader sono “merce” molto prelibata: il 90% perde dei soldi. Facile capire nelle tasche di chi finiscono. Si torna all’immortale adagio del professore del Mit Nicholas Negroponte che vale per qualsiasi cosa accada sul web “Se è gratis vuol dire che il prodotto sei tu”. Nei tanti commenti che si leggono in queste ore sui forum sono in molti ad ipotizzare che sia stato proprio Citadel ad intimare a Robinhood di limitare l’operatività sui titoli in questione.

Due passi indietro. “In casa ho un disegno. Tanti pesciolini che vengono mangiati da alcuni un pirana che a loro volta mangiato da uno squalo. Questo sono i mercati, almeno fino a ieri” ci spiega Davide Biocchi, trader professional di Directa che aggiunge “Quello che è cambiato negli ultimi tempi è che i piccoli pesci si sono accorti che, se si muovono tutti insieme hanno un potere. Possono riuscire a costruire delle trappole in cui gli squali finiscono per mangiarsi da soli”. Gruppi di piccoli risparmiatori sono riusciti a coordinarsi attraverso social media come reddit o Tiktok e a muoversi insieme contro i big della finanza.

La trappola in cui sono finiti gli squali – Sono stati individuati titoli di aziende decotte, molto probabilmente destinate ad un inesorabile declino. Titoli su cui si sono accumulate scommesse al ribasso dei fondi speculativi. In sostanza quando si scommette al ribasso si vendono azioni senza possederle. Si prendono in prestito. La speranza è che quando arriva il momento di restituirle il loro prezzo sul mercato sia sceso. Se così accade si guadagna sulla differenza di prezzo. Se succede il contrario sono dolori. Perché le azioni vanno comunque restituite e poiché il loro prezzo potenzialmente può salire all’infinito le perdite possono diventare gigantesche. Tutti insieme, i “piccoli” hanno fatto la scommessa opposta, si sono messi cioè a comprare i titoli e lo hanno fatto utilizzando opzioni che amplificano la spinta al rialzo e attraverso piattaforme come Robinhood. I fondi speculativi (gli squali) si sono visti costretti a “rientrare”, ossia a ricomprare il mercato le azioni prese in prestito poi vendute. Questo provoca altre, brusche, spinte al rialzo nel prezzo dei titoli. E quindi altri fondi che cercano di comprare. Le azioni diventano “merce rara” e gli squali si scannano tra di loro per impossessarsene facendo il gioco dei pesci piccoli. Ieri il fondo speculativo Melvin Capital è stato costretto a gettare la spugna portando a casa perdite per alcuni miliardi di dollari. Nota a margine: uno dei principali clienti di Melvin è Citadel.

“Questi fondi, spiega Biocchi, oltre ad investire su azioni di grandi società per cui si attendono rialzi, penso a Google, Apple etc, scommettono anche sul ribasso di titoli come anche su titoli come GameStop e simili perché pensano che il loro prezzo debba a scendere. In questo caso ci hanno perso e per rimettersi in equilibrio sono stati costretti a vendere parte delle azioni in loro possesso. Questo spiega, almeno in parte, perché ieri mentre GameStop, Blackberry etc portavano a casa guadagni da capogiro, gli indici statunitensi erano in forte calo. Il sistema però ha cominciato a reagire, e le limitazioni imposte oggi ai piccoli trader vanno lette in questo senso”.

Secondo Biocchi la parola fine deve però ancora essere scritta. Oggi la battaglia sembra essere stata vinta dalla grande finanza ma la guerra non è finita. E’ possibile che lo stesso “gioco” si sposti su altri titoli o persino commodities come l’argento. “Quello che sta accadendo segna effettivamente una discontinuità rispetto a come eravamo abituati a veder funzionare i mercati, in un certo senso è una rivoluzioni anche se è forte il rischio di divergere dai loro obiettivi inziali”, ragiona il trader. “Quello che per ora sta uscendo sconfitta è la credibilità dei mercati e la loro trasparenza”.

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