Gli alberi di Natale non vanno buttati ma mangiati. Questo il consiglio culinar letterario di Julia Georgallis, una ragazza inglese che si definisce designer, imprenditrice, ma anche fornaia, artigiana e soprattutto scrittrice. Già, perché il suo libro How to eat your Christmas tree (Come mangiare il tuo albero di Natale) sta spopolando in terra anglosassone. In pratica la Georgallis non ha fatto altro che ampliare diverse conoscenze culinarie nell’ambito vegetariano e vegano, a cui ha aggiunto nuove sperimentazioni e accostamenti. Trenta ricettine che vanno dal banale uso dei pinoli per un dolce, passando per l’aromatizzazione di tè e marmellate, fino all’uso di rametti di pino per accompagnare un salmone al forno.

“Molte persone sono sorprese del fatto che alcuni alberi di Natale siano commestibili, forse perché abbiamo mercificato gli alberi nello stesso modo in cui abbiamo mercificato tanti rituali natalizi che una volta erano basati sul mondo naturale”, ragiona l’autrice sul suo seguitissimo profilo di Instagram. Georgallis è una militante ambientalista che sperimenta almeno dal 2015 nuove idee nel riciclaggio di cibi e alimenti che altrimenti finirebbero nel pattume. La ragazza ha spiegato in un’intervista che quello che “la disturbava di più” era “la triste fine” dei vari abeti rossi o bianchi, pini spogliati degli addobbi e abbandonati tutti rinsecchiti nelle grandi aree dei rifiuti delle metropoli inglesi.

Attenzione, nulla di clamorosamente trascendentale a livello di ricette, anzi. Molti chef stellati internazionali usano da tempo ad esempio gli aghi degli abeti per profumare purè e consommé. Per Georgallis l’ingrediente top, che adora usare ovunque, e che nel Nord Italia è utilizzato da tempo per accompagnare parecchi piatti invernali, è il ginepro. L’autrice lo mescola ai paté di pollo, come ad improvvisati crumble da accompagnare al gelato. “Questo libro non salverà assolutamente il pianeta, ma è un divertente punto di ingresso per ripensare le tradizioni che potrebbero non farci molto bene di fronte alla catastrofe climatica”, ha chiosato l’autrice. Con un importante promemoria: non tutti gli alberi sono commestibili. Quindi niente cipressi, cedri o tassi.

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