“Sono stata tante volte a San Patrignano e nelle occasioni in cui ho visitato la comunità ho imparato molto. Ho ritrovato amici ‘persi’ da anni e scoperto, tra le persone migliori che avevo al mio fianco, uomini ‘salvati’ da Vincenzo Muccioli. E lasciandomi quelle colline alle spalle mi sentivo sempre più forte nella lotta alle droghe e nell’impegno per vere politiche di recupero delle persone con problemi di dipendenza, perché avevo visto con i miei occhi la possibilità di vincere la battaglia”. Così scrive Giorgia Meloni in un intervento sul quotidiano Leggo. La leader di Fratelli d’Italia ha espresso il suo punto di vista sulla discussa serie Netflix “SanPa“, incentrata proprio sulla storia di San Patrignano, raccontando alcuni aneddoti personali legati proprio alla comunità di recupero per tossicodipendenti.

“In questi giorni – prosegue Giorgia Meloni – si è tornato a parlare tanto di questa realtà e del suo fondatore per un documentario su Netflix che ha riacceso polemiche ideologiche che pensavamo fossero dimenticate. Una serie, inserita tra decine di altre, che raccontano di droghe, produzione, consumo sfrenato e che spesso fanno apparire l’uso di sostanze come una ‘normale consuetudine’. Una narrazione parziale e mistificatrice si è abbattuta contro San Patrignano e ha colpito la memoria di un uomo straordinario, che ha salvato tantissime vite nell’indifferenza dello Stato. Mi fa rabbia vedere come questo dibattito sia alimentato solo per distruggere qualcuno o magari per regolare conti del passato e che non sia l’occasione per occuparsi dell’emergenza droga in Italia”.

“Perché mentre i soliti commentatori condannano senza appello Muccioli, nessuno spende una parola su una realtà allarmante – prosegue la leader di FdI -: un morto al giorno per overdose, Italia prima in Europa per uso di cannabis tra gli studenti e quarta per frequenza di uso di cocaina nella popolazione generale, polidipendenza diffusa tra i giovanissimi, bimbi ricoverati in ospedale per assunzione accidentale di droga lasciata incustodita dai genitori, cronaca giudiziaria e i legami tra spaccio e criminalità organizzata, in particolare nigeriana. Questo non interessa a chi governa, così come negli anni ’70 passava nell’indifferenza che la droga dilagasse e che qualcuno su quelle colline vicino Rimini avesse deciso di dire basta”, conclude.

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