Al Pirellone c’è anche chi lo descrive come una “scheggia impazzita”. Giulio Gallera non si dà pace, non vuole saperne di schiodarsi dalla giunta di Regione Lombardia. Ormai perso l’assessorato al Welfare, che dopo i pasticci e le gaffe nella gestione dell’emergenza Covid andrà a Letizia Moratti, Gallera è in trincea per ottenere uno qualsiasi degli altri assessorati. Gli hanno offerto una poltrona da sottosegretario, ma per lui non è abbastanza. “Incredibile – confida un consigliere di maggioranza – dovrebbe ringraziare che sinora non abbiamo infierito contro di lui. E invece continua a creare problemi”. Così, è proprio il destino di Gallera uno dei nodi ancora irrisolti che a pomeriggio inoltrato non hanno ancora consentito di muovere definitivamente tutte le pedine del rimpasto. E di arrivare ad annunciare la nuova giunta in giornata, come promesso in mattinata da Matteo Salvini.

“Conto che entro oggi Regione Lombardia abbia una nuova squadra”, ha detto il leader della Lega, da giorni a Milano per seguire personalmente la partita. Ma non ha fatto i conti con la resistenza di Gallera, che oggi ha continuato a esercitare le funzioni di assessore in carica, partecipando all’inaugurazione della nuova palazzina di uffici dell’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, nel Milanese. E ha dato la sua benedizione a chi lo sostituirà: “Conosco Letizia Moratti, è un’ottima persona e se sarà lei la scelta andrà benissimo”. Dietro al colpo di teatro che porterà l’ex sindaca di Milano a Palazzo Lombardia, quasi più di Silvio Berlusconi, c’è Salvini. Che aveva un doppio obiettivo: far fuori l’ormai indifendibile Gallera e commissariare di fatto Attilio Fontana. Per questo la Moratti, oltre che assessore al Welfare, avrà anche la carica di vice presidente della Lombardia. Non è dunque un caso che Fontana sia in silenzio da giorni, fatto salvo per un post su Facebook in cui nella tarda serata di ieri si limitava ad annunciare “molto presto un team pieno di entusiasmo per affrontare i prossimi anni con nuova energia”. Quasi un’ammissione che in quello vecchio, di “team”, qualcosa non andava.

In giunta è al momento confermato l’ingresso dell’ex ministra per la Famiglia del primo governo Conte, la leghista Alessandra Locatelli, al posto della compagna di partito Silvia Piani, attuale assessore alle Politiche per la famiglia. A Guido Guidesi, deputato leghista originario di Codogno ed ex sottosegretario alla presidenza del consiglio del Conte I, andrebbe l’assessorato allo Sviluppo economico, al posto del forzista Alessandro Mattinzoli, che potrebbe ottenere la delega su Formazione e Lavoro attualmente parte dell’assessorato di Melania Rizzoli (Istruzione, Formazione e Lavoro). Ed è proprio qui che si gioca la partita di Gallera: se Mattinzoli manterrà un posto da assessore, Gallera sarà fuori dalla giunta o dovrà accontentarsi di un ridimensionamento a sottosegretario. Una partita interna a Forza Italia, su cui potrebbe prendere la decisione finale Mariastella Gelmini, visto che sia Mattinzoli, dalle ultime voci più favorito, che Gallera sono politicamente vicini a lei.

Un altro pezzo dell’assessorato della Rizzoli, l’Istruzione, dovrebbe andare all’attuale vicepresidente e assessore a Ricerca e Innovazione, Fabrizio Sala, come forma di compensazione alla rinuncia alla vicepresidenza in favore della Moratti. Rizzoli dovrebbe invece spostarsi sull’assessorato alla Cultura, attualmente in mano al leghista Stefano Bruno Galli, che dovrebbe scendere al rango di sottosegretario. In questo caso Antonio Rossi, l’ex olimpionico attualmente sottosegretario, dovrebbe diventare assessore allo Sport al posto di Martina Cambiaghi. Una triangolazione tutta in casa Lega, che però rappresenta il secondo nodo non ancora risolto. Perché Galli non vuole saperne di lasciare i galloni da assessore e dalla sua può far pesare l’essere stato, nella passata consiliatura, capogruppo della lista Maroni e numero uno dell’Associazione Maroni presidente, ruolo in cui ha compiuto operazioni per cui ora è indagato dalla procura di Genova nell’inchiesta sui 49 milioni.

Dure le opposizioni: “Fino a ieri Fontana e la sua maggioranza hanno pubblicamente difeso a spada tratta i protagonisti del fallimento che ha trasformato la Lombardia da locomotiva, a fanalino di coda d’Italia – dice il capogruppo del M5S Massimo De Rosa -. Oggi ci troviamo con un partito, la Lega, che ha commissariato l’Istituzione regionale arrivando a parlare a nome suo e con un presidente fantasma, esautorato di fatto”. Mentre per l’europarlamentare del Pd Pierfrancesco Majorino non promette nulla di buono l’arrivo di Letizia Moratti: “A Milano la sua esperienza politica disastrosa si è conclusa con una condanna per le cosiddette consulenze d’oro e un buco di bilancio abnorme lasciato in eredità. E la sua sindacatura è stata segnata da scandali e scandaletti. Sinceramente credo ci voglia ben altro, anche perché la situazione della sanità lombarda è davvero drammatica”.

@gigi_gno

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