Una vagina rosa scarlatta con una “apertura” naturale di 33 metri, ben piantata su una collina nel centro nord del Brasile, e Bolsonaro s’infuria. Sta facendo il giro del mondo social la scultura in cemento armato e ricoperta di resina piazzata tra alberi e praticelli di Pernambuco. L’autrice, Juliana Notari, l’ha costruita lì, un po’ come il monolite a specchio di qualche tempo fa in Arizona e poi ne ha diffuso le foto online.

Notari, che ha impiegato parecchi mesi per costruire questa meraviglia (artificiale) della natura, ha spiegato che lo scopo dell’installazione era quello di mettere “in discussione il rapporto tra natura e cultura nella nostra società occidentale fallocentrica e antropocentrica” e provocare un dibattito sulla “problematizzazione di genere”. Apriti cielo. Il presidente Bolsonaro è da tempo in lotta con tutto quello che odora di “sinistra”, soprattutto nel campo delle arti visive. Tanto da aver ricreato una divisione radicale tra conservatori e progressisti sul tema del simbolico nell’arte che pare ancorata ai pregiudizi di qualche lontano paesino di campagna degli anni cinquanta.

Infatti una delle prime risposte piccate e volgari alla “provocazione” della Notari è stata del polemista di professione del presidente brasiliano, quel Olavo de Carvalho che spesso dal suo buen ritiro statunitense cannoneggia contro i resti della protesta antipresidenziale nel mondo dell’arte. “Perché parlano male della f… di 33 metri invece di affrontarla con un caz..?”. Insomma il livello della polemica scatenato da de Carvalho è questo. Infatti dietro di lui si sono scatenati in tanti al grido: “Ehi voi comunisti chi pensate di prendere in giro? A parte gli utili idioti di sinistra?”. Anche se “Diva”, questo il titolo della vagina gigante della Notari, è stata molto apprezzata in egual misura da tanti altri utenti social che ne hanno riconosciuto soprattutto il valore di rottura rispetto alle pregiudiziali anti LGBTQ dell’amministrazione Bolsonaro.

Il regista Kleber Mendonça Filho, originario di Pernambuco, e autore dello struggente film Acquarius nel 2016, ha come messo fine alla polemica social con un tweet: “Le reazioni al tuo lavoro sono lo specchio della società in cui viviamo. La tua opera è per questo un successo”. Bolsonaro ha più volte definito le tante enclave della cultura brasiliana in vari campi dell’arte come animali “che mungono soldi pubblici al governo per spacciare spazzatura comunista”.

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