Der Tagesspiegel, principale quotidiano di Berlino, ospita oggi l’intervento del celebre giornalista investigativo e scrittore Harald Schumann a favore di un’imposta sulle grandi ricchezze tedesche. “La Germania ha bisogno di una tassa sui super ricchi”, titola Schumann, spiegando come l’1% più ricco dei tedeschi possieda il 30% di tutte le fortune del paese. La risposta alla crisi pandemica è stata quella di fare debiti su debiti e questo va bene, vista l’emergenza. Ma siamo troppo ottimisti se pensiamo che tutto tornerà rapidamente alla normalità. Serviranno altre risorse, altri investimenti, spiega Schumann. La Germania ha un serio problema di infrastrutture: ponti fatiscenti, binari mancanti, edifici pubblici da ristrutturare. Gli investimenti governativi non devono assolutamente tornare ai livelli pre-crisi, ma devono aumentare in modo permanente. E a questo si aggiunge la sfida del secolo ossia la lotta al cambiamento climatico.

Sarebbe quindi equo, prosegue l’autore, introdurre una tassa sui grandi patrimoni, che negli ultimi decenni hanno visto progressivamente ridursi il prelievo fiscale a loro carico. Schumann ricorda come un recente studio della London School of Economics abbia evidenziato come una ridotta tassazione sui ricchi non produca nessun effetto positivo per la crescita economica complessiva. E’ quindi opportuno ed equo, conclude l’autore, chiedere uno sforzo aggiuntivo, in questa fase di emergenza, all’1% più ricco della popolazione.

Trent’anni di politiche a favore dei più ricchi – Dopo la caduta del muro di Berlino i governi tedeschi, sia di destra che di sinistra, hanno adottato politiche a favore delle fasce più abbienti della popolazione. Sono stati introdotti contratti di lavoro con retribuzioni che non permettono la sussistenza, tagliati servizi di welfare, ridotti gli investimenti pubblici. Scelte che ha avuto tra le altre cose l’effetto di ridurre il potere d’acquisto della popolazione e comprimere i consumi. Dinamica che è alla base del perenne e costante surplus della bilancia commerciale tedesca, uno dei grandi fattori di squilibrio dell’economia globale. L’attivo di bilancio, è scarsamente attribuibile alla competitività dei prodotti made in Germany, visto che nel frattempo la quota tedesca del mercato globale è diminuita. Dipende più che altro da una popolazione che spende meno di quanto potrebbe e quindi importa relativamente poco.

Il parlamento italiano la boccia, gli altri la approvano – Il dibattito su un riequilibrio dei sistemi di tassazione si sta ormai allargando a livello internazionale. Se ne parla in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. La California sta studiando un’imposta sulle grandi ricchezze, l’Argentina e la Spagna ne hanno già introdotta una. Ieri il Parlamento italiano ha definitivamente bocciato la proposta di un gruppo di deputati di Pd e Leu (più un parlamentare Cinque Stelle) di introdurre un prelievo progressivo dai 500mila euro in su, a fronte dell’elimiazione dell’Imu seconda casa e dei bolli su conti bancari e dossier titoli. Il Fattoquotidiano.it ha avviato una raccolta firme, ormai a quota 70mila sottoscrizioni, per sostenere l’introduzione di un prelievo sui patrimoni superiori ai 50 milioni di euro. Imposta che riguarderebbe meno di 3mila contribuenti italiani ma che potrebbe fruttare fino a 10 miliardi l’anno.

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