“Ricordo di aver sentito parlare per la prima volta della quercetina da Antonella Canini – professore ordinario di botanica e direttore scientifico Orto botanico università degli studi di Roma “Tor Vergata” – tantissimi anni fa, a un incontro sui mieli dei parchi e sulla propoli. E la Canini parlò delle proprietà di questo flavonoide nella prevenzione del cancro. Rimasi colpito e approfondii l’argomento, appurando la sua presenza in numerosi alimenti e le tante proprietà, oltre quella di prevenzione nei confronti del cancro. Da allora mangio miele, propoli e gli alimenti che la contengono, quelli della dieta mediterranea ne sono ricchi, per mantenermi in forma”, racconta Carlo Proietti un salutista estimatore della dieta vegetariana, di api e prodotti dell’alveare. La scelta di Carlo è quella di tanti altri che affermano convinti: “Il Covid lo terremo lontano rafforzando il sistema immunitario attraverso l’assunzione di alimenti ricchi di quercetina, di propoli e miele!”. Che cosa c’è di concreto in tutto questo?

Speranze da due ricerche – Niente di cervellotico a leggere le risultanze di due recenti studi scientifici. Il primo è stato pubblicato sulla rivista Biomedicine & Pharmacotherapy (Propolis against Sars-Cov-2 infection and Covid-19). Si tratta di un’indagine condotta da un gruppo di ricercatori dell’università di San Paolo del Brasile e dell’università di Miami (Stati Uniti). Il focus? Hanno preso in esame l’azione inibitrice svolta da alcuni componenti della propoli sull’enzima che favorisce la replicazione del virus nelle cellule umane, avviando l’infezione e incrementando la contagiosità. E non è tutto. L’équipe di ricercatori ha osservato la capacità della propoli di inibire un altro enzima che ha la funzione di trasmettitore cellulare e dunque di potenziale fattore di incremento della patogenicità del Covid. Gli elementi utili presenti nella propoli sono essenzialmente la galangina, la quercetina, lo stesso flavonoide che troviamo nel miele, e l’acido caffeico, già noti per le proprietà antinfiammatorie. “L’alto potenziale di flavonoidi presenti negli estratti di propoli etanolici di legarsi ai recettori ACE2 indica che questo prodotto ha elevate possibilità nel trattamento di Covid-19, ricordando però che queste risultanze devono essere supportate da ulteriori studi sperimentali”, ha dichiarato ecentemente il dottor Aristide Colonna, presidente Associazione italiana apiterapia. L’altro studio che mette in primo piano la quercetina nella lotta al Covid-19, all’inizio era stato preso come una fake news. Sveliamo l’arcano.

Le risultanze della ricerca sono state diffuse dal Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche). Sono le conclusioni di uno studio internazionale, italo-spagnolo, al quale ha partecipato il Cnr-Nanotec di Cosenza: “La quercetina è una molecola di origine naturale, funziona da inibitore specifico per Sars-CoV-2. Ha un effetto destabilizzante su 3CLpro, una delle principali proteine del virus, fondamentale per il suo sviluppo e il cui blocco dell’attività enzimatica risulta letale”, hanno spiegato gli scienziati del Cnr. “La quercetina”, spiega il ricercatore Bruno Rizzuti, autore di una parte dello studio, “ha una serie di proprietà originali e interessanti dal punto di vista farmacologico. È presente in abbondanza in vegetali comuni come capperi, cipolla rossa e radicchio, pomodori, broccoli; in frutti come mele, uva, olive, agrumi, frutti di bosco e anche in miele e propoli, ed è nota per le sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antiallergiche e antiproliferative. Sono conosciute anche le sue proprietà farmacocinetiche ed è ottimamente tollerata dall’uomo”. “La quercetina”, aggiungono sempre dal Cnr, “può essere facilmente modificata per sviluppare una molecola di sintesi ancora più potente, grazie alle piccole dimensioni e ai particolari gruppi funzionali presenti nella sua struttura chimica. Poiché non può essere brevettata, chiunque può usarla come punto di partenza per nuove ricerche”. Ma qual è la parte più interessante del lavoro di ricerca? “È lo screening sperimentale eseguito su 150 composti, grazie a cui la quercetina è stata individuata come molecola attiva su 3CLpro. Ovviamente, oltre al vaccino, i farmaci saranno comunque necessari per le persone già infette e per chi non può essere sottoposto a vaccinazione”, chiosa la ricercatrice spagnola Adrian Velazquez-Campoy dell’università di Saragoza, che ha diretto il gruppo di ricerca.

Dubbi e critiche – Il lavoro scientifico, in piena emergenza Covid, da bufala si è quindi trasformato in una speranza di cura del virus. Un entusiasmo non del tutto motivato visto che non è d’accordo tutta la comunità scientifica. Per quali ragioni? “Lo studio italo-spagnolo è un lavoro in vitro, non stiamo parlando di uno studio clinico (su esseri umani, ndr). La proteasi 3CLpro sta diventando uno dei bersagli farmacologici più studiati per Sars-CoV-2 e la quercetina non è l’unica sostanza a inibirne l’attività. Esiste per esempio un altro flavonoide, la baicalina, in grado di farlo. Diversi gruppi di ricerca nel mondo stanno studiando un modo per inibire 3CLpro, ma nessuno di questi lavori è arrivato a conclusioni definitive. Stiamo quindi parlando di notizie per ‘addetti ai lavori’, che al momento non hanno alcun impatto sulla cura o prevenzione di Covid”, ha dichiarato ai media Gioacchino Calapai, professore ordinario di farmacologia all’università di Messina, dirigente medico al policlinico “G. Martino”, sempre a Messina, ed esponente della Sif (Società italiana di farmacologia).

Ancora più critico Enrico Bucci, docente alla Temple University di Filadelfia (Usa): “La quercetina è un composto insolubile e di scarso assorbimento da parte dell’organismo, senza alcuna attività specifica provata contro alcunché, riproposto ogni volta contro l’ennesima malattia emergente per raccattare un po’ di soldi da parte di venditori di integratori senza scrupoli. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (Fda) vigila su coloro che propongono quel composto come l’ultimo ritrovato contro Covid”, tuona il noto biologo, addirittura sul suo profilo Facebook. E in effetti la Fda sembra dargli ragione. In una lettera di monito, dello scorso giugno, l’organismo americano diffida alcune aziende dal promuovere e vendere prodotti a base di quercetina come “terapie” per la cura di Sars-CoV-2.

In attesa di nuove conferme – Che dire, allora? Al di là di tutto, gli studi clinici condotti sull’uomo indicano che la somministrazione orale di quercetina potrebbe avere un effetto benefico sull’incidenza e la durata delle infezioni del tratto respiratorio, ma sono necessarie ulteriori ricerche per avere maggiori evidenze. “La comparsa della pandemia, però, ha riportato in primo piano la necessità di sistemi sanitari rafforzati e programmi di ricerca e sviluppo accelerati, anche sui farmaci tradizionali”, ha fatto presente Prosper Tumusiime, direttore regionale dell’Oms. Così c’è stato il via libera ai test sulla medicina tradizionale nella lotta al Coronavirus, apertura che ha riportato in primo piano la fitoterapia. Gli esperti dell’Oms, insieme all’Africa Center for Disease Control and Prevention e la African Union Commission for Social Affairs, non osteggiano, anzi invitano alla sperimentazione con criteri simili a quelli usati per i vaccini e i farmaci messi a punto nei laboratori di tutto il mondo. La buona notizia che arriva da queste organizzazioni? Che hanno approvato un protocollo per le sperimentazioni cliniche di erbe medicinali contro il Covid-19. “Se un prodotto della medicina tradizionale si rivela sicuro, efficace e di qualità, l’Oms raccomanderà la sua produzione locale rapida e su larga scala”, ha reso noto Tumusiime.

Insomma, oggi si sta assistendo a un rinnovato interesse verso la fitoterapia che consiste nell’utilizzo di erbe e piante o estratti di piante per il trattamento di malattie o per il mantenimento generale dello stato di benessere e la prevenzione di malattie. Risultato? Tornano in primo piano echinacea, colchico, geranio africano, rosa canina, vitamina D, oli essenziali, tutti utili per rinforzare il sistema immunitario in modo naturale. Ne scrive il dottor Fabio Firenzuoli, Responsabile Cerfit (Centro di riferimento regionale in fitoterapia), secondo il quale “potrebbe giocare un ruolo attivo anche la fitoterapia occidentale, non solo quella cinese, che già utilizza piante inserite in medicinali e integratori nel trattamento sintomatico delle affezioni virali delle alte vie respiratorie e al tempo stesso dotate di attività inibenti la replicazione dei virus”. Una buona notizia, che avrà però bisogno di ulteriori approfondimenti per evitare il sensazionalismo.

Rinforzare il sistema immunitario: sii positivo, muoviti e fai buone azioni – La nostra vita ai tempi del Coronavirus è sempre più piena di paura e depressione. Il buonumore non vive più nel nostro cuore. Risultato? Le nostre difese immunitarie si abbassano. Fantasie? Niente affatto. C’è ormai una notevole mole di studi che conferma come un umore basso, non stimoli più il cervello e il sistema immunitario a combattere contro virus e patologie. Il nostro corpo non trova più abbastanza motivazioni per combattere le malattie, per riparare tutti i danni che le nostre cellule subiscono ogni giorno. Senza un briciolo di buonumore non si va da nessuna parte. Eccola, finalmente, la regola aurea: fare circolare dentro di noi pensieri positivi. Come arrivarci? Lo spiega Robert E. Thayer, docente di psicologia alla California State University a Longh Beach, con un prezioso vademecum ricco di piccoli trucchi. Non è una ricetta miracolosa, ma i suoi buoni effetti li può produrre.

Movimento. Fare tutti i giorni un esercizio moderato: appena 30 minuti di camminata a passo lesto incrementa il livello energetico e migliora l’umore.

Alimentazione. Scegliere prodotti biologici e un regime alimentare vegetariano e, per i più convinti, vegano.

Agenda e orologio. Serve a tenere sotto controllo gli alti e bassi dei propri livelli energetici. Così si riesce a verificare il proprio orologio interno: alla fine si inseriranno gli impegni più onerosi quando l’energia è alta, invece quando ci sono “cali” meglio una passeggiata.

Osservarsi. Verificare l’effetto che hanno le attività di ogni giorno sull’umore.

Ascoltare la musica. Innalza l’energia e abbassa la tensione.

Pisolino. 10-30 minuti di sonno pomeridiani, mai di più, fa buon sangue. Se si è in ufficio o in una villa cittadina ci si può appisolare sulla scrivania, su una panchina o su un prato (se si è durante la buona stagione).

Convivialità. Frequentare gli amici – pur con i problemi del distanziamento – e scambiare opinioni tiene lontani malumore e stress.

Meditazione. Uno studio di Richard Davidson, dell’EM Keck laboratory for functional brain imaging and behavior dell’università del Wisconsin, ha evidenziato che la meditazione innesca una zona del cervello sinistro (corteccia prefrontale) che infonde sensazioni di felicità, gioia, entusiasmo, voglia di vivere, energia. Lo stesso risultato lo assicura la preghiera religiosa.

Sorridere. Bisogna farlo con gli occhi e con la bocca, questo dà al cervello un’iniezione di fiducia e buonumore.

No all’eccesso di farmaci chimici. Incidono negativamente sul senso di felicità e voglia di vivere.

Praticare buone azioni. Accresce le potenzialità personali, trasforma l’umore e aiuta a mettere in forma tutti gli apparati interni.

Articolo di Massimo Ilari – Vita&Salute per Il Fatto Quotidiano
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