Ogni giorno qualche dettaglio in più. E così il “treno Recovery plan”, maxi piano da circa 200 miliardi, avanza nelle stanze di ministeri e presidenza del Consiglio. Dei quasi 600 progetti inizialmente proposti ne sono rimasti appena 52 che, più o meno, dovrebbero essere quelli definitivi. Ieri si è avuto un quadro preciso delle opere infrastrutturali che valgono nel complesso 27,7 miliardi di euro. In gran parte, circa 22 miliardi, andranno a potenziare e completare la rete ferroviaria ad alta velocità. Si tratta per lo più di progetti già esistenti e/o già avviati ma non solo.

Oggi, anticipazioni de il Sole 24 Ore, forniscono qualche informazione aggiuntiva su come verranno concretamente suddivise le risorse attribuite ai 6 maxi capitoli di spesa in cui è strutturato il piano. Transizione 4.0, il piano per incentivare investimenti nelle aziende private, riceverà quasi 25 miliardi dei 49 dedicati nel complesso al tema digitalizzazione e innovazione. Il superbonus le per ristrutturazioni in chiave verde ed efficientamenti di edifici privati riceverà oltre 22 miliardi, più di quanto previsto inizialmente ma di questi miliardi 15 vanno semplicemente a sostituire somme già stanziante (con un risparmio per lo Stato, perché i finanziamenti del Recovery sono più a buon mercato), 7 miliardi sono invece risorse aggiuntive vere e e proprie. Agli immobili pubblici andranno poco meno di 18 miliardi di euro. Di questi 6,3 miliardi serviranno per gli edifici scolastici, altri 5,5 miliardi per le strutture ospedaliere.

Transizione verde è il macro capitolo più ricco, con un fondo di oltre 74 miliardi, oltre alle varie ristrutturazioni, ci sono 8,6 miliardi attribuiti allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, 1,3 miliardi all’idrogeno, 8,4 miliardi ai trasporti locali sostenibili e altri 4,5 all’economia circolare. Agli asili nido sono destinati 2,4 miliardi, all’interno del capitolo parità di genere. Per ricerca e sviluppo sono a disposizione 4,3 miliardi.

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