Torno a parlare della vicenda dei quattro giornalisti yemeniti condannati a morte ad aprile da un tribunale della capitale Sana’a, sotto il controllo del gruppo armato huthi. Tawfiq al-Mansouri, Akram al Walidi, Abdelkhaleq Amran e Hareth Hamid sono stati giudicati colpevoli, sulla base di accuse costruite e al termine di un processo iniquo, di “spionaggio per conto dell’Arabia Saudita”.

Insieme ad altri sei colleghi successivamente rilasciati, i quattro giornalisti sono rimasti in detenzione senza accuse né processo per circa cinque anni, durante i quali sono stati vittime di sparizione forzata e tenuti saltuariamente in incommunicado e in isolamento e senza alcuna possibilità di accesso all’assistenza medica. Almeno tre di essi sono stati sottoposti a tortura.

I quattro giornalisti soffrono di varie patologie, tra cui problemi gastrici e intestinali, emorroidi e altre malattie che non sono state diagnosticate o curate in maniera appropriata. Tawfiq al-Mansouri, in particolare, soffre di malattie croniche tra cui diabete, problemi cardiaci, insufficienza renale, infiammazione della prostata e asma. A ottobre ha contratto il Covid-19 e ciò nonostante resta in carcere, senza ricevere cure mediche.

Amnesty International ha ampiamente documentato come gli huthi utilizzino il sistema giudiziario per reprimere la libertà di espressione, associazione e religione attraverso condanne durissime, ricorrendo anche alla pena di morte. L’organizzazione per i diritti umani continua a sollecitare gli huthi a rilasciare i quattro giornalisti e ad assicurare cure mediche immediate ad al-Mansouri.

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