Oltre 150 associazioni per i diritti umani e per la libertà di stampa hanno lanciato un appello alle Nazioni Unite affinché intervengano per salvare la vita di quattro giornalisti condannati alla pena capitale nello Yemen.

Abdel-Khaleq Amran, Akram al-Walidi, Hareth Hamid e Tawfiq al-Mansouri sono stati giudicati colpevoli di spionaggio, l’11 aprile, da un tribunale speciale istituito dal gruppo armato huthi nella capitale Sana’a.

I quattro giornalisti erano stati arrestati il 9 giugno 2015 all’interno dell’hotel Qasr al-Alham di Sana’a, uno dei pochi luoghi della capitale con una connessione Internet ancora funzionante.

Per loro, così come per altri sei giornalisti arrestati lo stesso giorno, era scattata l’accusa di “collaborazione col nemico” e “diffusione di dicerie e notizie false” a vantaggio della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati arabi uniti, che da oltre cinque anni bombarda lo Yemen.

I sei sono stati successivamente assolti e autorizzati al rilascio ma solo uno di loro è tornato effettivamente in libertà. Un primo risultato della mobilitazione globale pare averlo ottenuto.

Martin Griffiths, inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, ha menzionato la situazione dei quattro giornalisti nel suo report di maggio al Consiglio di sicurezza, sollecitando la loro scarcerazione. Lo Yemen è al 167esimo posto nella classifica di Reporter senza frontiere sulla libertà di stampa.

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