L’Olanda, quinto paese al mondo per numero depositi bancari opachi, che ogni anno sottrae agli altri paesi 22 miliardi di euro, grazie alla sua legislazione fiscale e societaria compiacente, ci impartisce la solita lezioncina. In vista a Roma per dialogo annuale bilaterale Italia-Olanda, il ministro degli Esteri olandese, Stef Blok, ripete che “L’Olanda ha insistito sulla condizionalità delle riforme economiche, per l’esborso dei fondi europei” del Recovery “perché servono a mantenere un’Europa competitiva. Le riforme che ogni Stato deve attuare sono stabilite dalle raccomandazioni specifiche per Paese. Mi aspetto che la Commissione Ue sia rigorosa e ferma nell’applicare le regole, che devono valere per tutti”.

Il ministro continua: “Seguiremo da vicino come la Commissione userà le sue nuove possibilità, ma non ho alcuna ragione per essere negativo prima. Anzi, al contrario penso che la Commissione abbia l’interesse ad applicare il suo ruolo in modo fermo e rigoroso“. Amsterdam vigila, state sereni.

Blok concede che “La situazione politica in Italia riguarda gli italiani”. Ma subito dopo torna il chiodo fisso, perché comunque la condizionalità sulle riforme” del Recovery “si applica con qualsiasi governo sia in carica. Anche in Olanda ci saranno le elezioni a marzo, e forse anche noi cambieremo governo. Ma indipendentemente dal risultato del processo democratico, la Commissione europea dovrebbe giudicare in un modo molto oggettivo se un Paese che vuole ricevere i fondi ha fatto il suo lavoro”.

Il tormentone olandese è che i paesi mediterranei e l’Italia in particolare vivono al di sopra dei loro mezzi a scapito dei frugali paesi del centro e nord Europa. Una triste tiritera che va avanti da anni. Nel 2017 l’allora presidente dell’Eurogruppo e ministro delle finanze olandese Jerom Dijsselbloem affermò che i paesi del Sud “spendono i soldi per alcol e donne”. Lo ha detto, più di recente e in varie forme, il premier Mark Rutte. Il problema, vero, è che le cifre dicono esattamente il contrario. Come ricorda l’economista Philipp Heimberger, tra il 1995 e il 2019 l’Italia ha avuto un avanzo primario in media del 2,5% del Pil l’anno. Significa che ogni anno la differenza tra quanto il paese incassa con le sue tasse e quanto spende è positiva per oltre 30 miliardi di euro ogni anno. Il paese va in negativo, e fa spesso deficit, a causa degli interessi sul debito pubblico.

L’Italia, come e più dell’Olanda, è un contributore netto del bilancio comunitario, versa insomma più di quanto riceve. In tempi normali (budget 2018) il saldo italiano era di meno 6,7 miliardi. Secondo l’ultimo rapporto di Tax Justice Network, ogni anno il nostro paese perde due miliardi di euro di gettito fiscale a causa delle scappatoie normative concesse da Amsterdam. Tra le raccomandazioni rivolte da Bruxelles all’Olanda in relazione all’utilizzo di fondi del recovery c’è proprio quella di rivedere i suoi comportamenti fiscali aggressivi. Attendiamo sviluppi. Peraltro lo sforzo finanziario del paese a sostegno del recovery è modesto, anche perché Amsterdam si vedrà restituire due miliardi di euro da qui al 2027 attraverso il meccanismo dei “rebates”, una sorta di forma di rimborso. L’Italia soffre da tempo di bassa crescita economica, alcune riforme sarebbero senza dubbio opportune, le lezioncine olandesi anche no.

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