Lunedì mattina ci ha lasciato Lidia Menapace. Lidia non ha solo vissuto una vita lunga ma ha saputo vivere da protagonista. Innanzitutto la protagonista di se stessa. Lidia non si è lasciata scegliere ma ha scelto. Ha scelto, giovanissima, la lotta partigiana. Pacifista antimilitarista ha scelto, dopo essere cresciuta in un ambiente cattolico, la sinistra, il marxismo, il comunismo, il femminismo.

Dopo aver ricoperto innumerevoli incarichi pubblici, tra cui quello di senatrice per Rifondazione Comunista, mi piace ricordarla quando nel 2008, a 84 anni si è iscritta a Rifondazione Comunista, accettando di entrare a far parte degli organismi dirigenti e poi di dirigere il mensile Su la testa. Lidia non si è iscritta a Rifondazione quando eravamo un partito sulla cresta dell’onda ma dopo la disastrosa campagna elettorale della sinistra arcobaleno del 2008, per sostenere la necessità di cambiare decisamente linea politica e di praticare una svolta in basso a sinistra.

In questa capacità di fare scelte controcorrente vi è molto della Lidia che ho conosciuto: fragile nell’aspetto, articolata nel ragionamento e pacatamente decisa ed inflessibile nelle scelte.

Lidia era pacifista ed antimilitarista, fino in fondo. Non solo nella battaglia politica che ha fatto tutta la vita ma anche sul piano simbolico. Era solita polemizzare con chi utilizzava parole tratte dal lessico della guerra e proponeva con un sorriso di utilizzare la parola lotta invece della parola battaglia.

Lidia era femminista e comunista, fino in fondo. Lo era nella piena consapevolezza della non coincidenza delle due cose. Lidia ci ha insegnato che la lotta per il comunismo deve accompagnarsi – esplicitamente – con la lotta al patriarcato. Perché non basta lottare per il superamento delle differenze di classe e per il superamento dello sfruttamento del lavoro e della natura: occorre lottare per il superamento di ogni ruolo sociale gerarchico che si riproduca nella società. Con un sorriso ti faceva notare che – consapevole o inconsapevole – ti stavi muovendo su un terreno tipico dell’immaginario maschile scambiandolo per un terreno neutrale, che riguardava tutti e tutte.

Con un sorriso perché la capacità di Lidia di fare scelte nette, controcorrente e che coinvolgevano tutta la vita, si accompagnava ad una grande gentilezza che parlava di una grande serenità d’animo.

Di questa comunista indignata ma non incattivita, oggi piangiamo la scomparsa e lo facciamo con un tocco di malinconia in più per il dover sottolineare l’essere comunista di Lidia, l’essere iscritta al partito della Rifondazione Comunista. Lo dobbiamo sottolineare perché sui giornali main stream questi “piccoli-grandi” fatti, vengono occultati.

Lo facciamo convinti che Lidia ne sia contenta, che non si vergogni della nostra pedanteria. Perché adesso che non può più scegliere, sarà felice che almeno non ne venga sfregiata la memoria. Perché come ci diceva Walter Benjamin, “neppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se egli vince. E questo nemico non ha mai smesso di vincere”.

Per questo ricordiamo e ricorderemo Lidia militante comunista e vogliamo pensare che quando ci ha lasciati lo abbia fatto con il sorriso sulle labbra, così come ha vissuto intensamente questa lunga vita piena di anni e di significato.

Ciao Lidia, la terra di sia lieve.

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