C’è un mare di denaro messo a bando per tentare di arginare la crisi sanitaria scatenata da Covid. Oltre 14 miliardi di euro fino al 17 novembre. Ma le stazioni appaltanti hanno comunicato soltanto importi aggiudicati per 5,55 miliardi di euro. “Significa che per il 61% del totale non si sa nulla”. A denunciarlo è l’associazione Libera che nel suo rapporto sulla corruzione nella sanità ha elaborato i dati pubblicati sul sito della dell’Autorità nazionale anticorruzione. Soldi spesi per l’acquisto per esempio di mascherine e banchi di scuola, attraverso procedure straordinarie. Dove sono finiti gli altri quasi 9 miliardi messi a bando? “Non si sa cioè se siano stati erogati o meno, in che forme, per farci che cosa. In poche parole, non se ne ha traccia, nonostante la normativa relativa alla trasparenza amministrativa”, osserva l’associazione antimafia. Secondo la quale il 13% degli episodi corruttivi scoperti negli ultimi 3 anni avviene nel settore della sanità.

I dati regione per regione – La tabella sulla spesa per regione, elaborata da Libera su dati dell’Anac, ci dice che solo per due regioni si ha una conoscenza più diffusa della spesa (Emilia-Romagna al 51% dei 726 milioni e Toscana al 54% dei 924 milioni), mentre tutte le altre hanno dati molto bassi, con il picco della Liguria (3% degli oltre 322 milioni) e Sardegna (7% degli oltre 100 milioni). Dei 1,44 miliardi messi a bando dalla Lombardia, la regione più colpita dalla pandemia in termini di contagi e decessi, conosciamo soltanto il 22% della spesa. Solo il 17% dei 670 milioni nel caso del Piemonte, solo il 19% dei 885,09 milioni per il Veneto, il 14% dei 391 milioni della Campania o il 10% dei 155 milioni della Puglia. Una mancanza di trasparenza che per Libera va colmata perché i dati ufficiali dicono che nel 2019 in sanità sono stati spesi 114,5 miliardi, con una crescita di 900 milioni rispetto all’anno precedente, e questo rende “la sanità un terreno particolarmente fertile per la corruzione, nonché un contesto di particolare interesse per la criminalità organizzata”. Che ha dimostrato di essere pronta a infiltrare il settore ancora di più durante l’emergenza scatenata dal coronavirus, come hanno dimostrato diverse inchieste della magistratura.

“Non solo mafia, la sanità è soprattutto in mano alla politica” – “La criminalità organizzata da sempre è interessata al settore sanitario – ricorda Libera – non solo per i tanti soldi che girano, anche nei periodi di crisi economica, ma perché la sanità è uno strumento per mantenere il consenso e il controllo del territorio“. Uno strumento di consenso “di cui si serve molto anche la politica. Perché la politica condiziona le nomine nella sanità, guardiamo ai primari oltre che ai vertici di ospedali e aziende sanitari. E la lottizzazione è ‘federale’ in mano ai cosiddetti ‘potentati locali’, quelli che hanno voti, spesso legati a interessi economici o personali che nulla hanno a che fare con le esigenze della collettività e con la tutela della salute. Il dilagare dell’illegalità nella filiera sanitaria si alimenta quasi sempre anche grazie alla connivenza della cosiddetta ‘zona grigia’, fatta di colletti bianchi, funzionari e tecnici compiacenti, imprenditori e politici corrotti”.

“Nella sanità il 13% degli episodi di corruzione” – Il rapporto sottolinea come in Italia negli ultimi tre anni il 13% degli episodi di mazzette e bustarelle ha riguardato proprio il settore della sanità: dalle forniture di farmaci, alle apparecchiature mediche, dagli strumenti medicali ai servizi di pulizia. Nei primi sei mesi del 2019 poi sono stati segnalati 35 illeciti dai whistleblower, e riguardano nomine irregolari, malagestione di reparti ospedalieri o strutture distaccate, appalti irregolari, “malasanità”, false invalidità, ospedalizzazioni irregolari, favori elettorali in cambio di prestazioni mediche. Nel dicembre 2020 un’inchiesta, scattata grazie a una segnalazione della Banca d’Italia, ha permesso di scoprire che per un appalto da 72 milioni di euro per la fornitura di mascherine 12 milioni sarebbero stati destinati come “commissione” a un mediatore. “L’impressione è quella di un sottobosco di persone ben inserite nei ministeri e con conoscenze da sfruttare che hanno cercato di cavalcare l’emergenza per trasformarla nell’occasione della vita”. Una decina gli indagati dalla Procura di Roma per frode in commercio, in un’inchiesta che ha già portato a sequestri di 4,8 milioni di mascherine e 26 milioni di guanti, non conformi alle norme o con certificazione fasulla.

“Covid ha trovato terreno fertile nella corruzione e nelle mafie” – “L’aspetto forse più scandaloso della crisi in cui siamo stati gettati dalla pandemia, scandaloso e perciò taciuto, è la divaricazione fra cura della salute ed esigenze economiche, tra sforzo sanitario e necessità di non danneggiare il sistema produttivo. Ma un’economia che non tutela la vita, o che se ne occupa solo se non costa troppo è un’economia sbagliata, spietata, disumana, che sacrifica il bene comune al profitto di pochi”, commenta don Luigi Ciotti. “La borsa o la vita!, proverbiale minaccia del bandito o del brigante, è diventata di fatto la logica di questo sistema economico, di cui la pandemia non ha fatto che evidenziare la già nota, implicita, ingiustizia – continua Ciotti – Lo scenario offerto da questo dossier sull’impatto della corruzione in ambito sanitario, cioè sul prezzo pagato in termini di vite non salvate a causa dell’idolatria del denaro e del profitto, non è che una conferma di come il Covid 19 abbia trovato terreno fertile in altri due virus storici di cui non ci si è mai abbastanza occupati in sede politica, economica e anche civile. Virus a cui troppi si sono assuefatti come se fossero ‘normali’, in una convivenza irresponsabile, distruttiva e, alla lunga, autodistruttiva. Parlo ovviamente della corruzione e delle mafie, i principali parassiti del bene comune, mali in combutta che da decenni, se non secoli, ledono il nostro tessuto sociale, la dignità, il lavoro e le speranze di tanti”. Il fondatore di Libera, dunque, spiega che occorre “di fronte a dati impressionanti come quelli del presente rapporto bisogna non solo pensare mai più come prima!, ma trasformare il pensiero in impegno risanatore e rigeneratore, nella costruzione, il più possibile comune, di un mondo finalmente a misura di persona, di dignità e di vita”.

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