Le foto di tre insegnanti nude e senza volto con sotto la scritta #Teachersdosex. Sono gli ultimi manifesti/provocazione di Andrea Villa, il torinese dal nome inventato, definito dai più (senza troppa cognizione di causa) il Bansky torinese, che ha voluto mostrare la sua solidarietà all’insegnante vittima di revenge porn poi licenziata dalla direttrice dell’asilo in cui lavorava. I manifesti sono stati dislocati nel capoluogo piemontese davanti all’asilo “le coccinelle”, alla materna “Borgnana Picco” e alla scuola elementare “Parato”. Dal suo profilo Instagram, Villa ha spiegato che le tre foto sono dei veri selfie che vere insegnanti hanno scattato sulla richiesta minima dell’artista, ovvero come se li avessero “mandati al loro fidanzato”.

Già, perché la vicenda della giovane maestra d’asilo torinese vittima di “revenge porn” iniziò nel 2018 quando la ragazza spedì 28 foto e 2 video intimi al suo fidanzato che, a sua volta, le girò inopinatamente ai compagni di calcetto. Da lì, la situazione precipitò irrimediabilmente in una furiosa gogna pubblica. Le foto della ragazza fecero il giro del mondo online grazie all’inoltro pubblico della moglie di uno dei compagni di calcetto che l’aveva riconosciuta. La grancassa online finì, non si sa ancora bene come, sul telefonino della direttrice dell’asilo in cui la vittima lavorava ed usate per licenziarla in tronco. Appunto, proprio nelle scorse ore sia la donna che ha girato per prima le foto intime online, sia la direttrice, sono finite sul banco degli imputati nel processo che si è aperto contro di loro. Il fidanzato della vittima, quello che ricevette le foto e le girò al mondo, non è più tale ma ha contrattato con un giudice la propria pena finendo ai lavori socialmente utili per un anno.

Le foto di Villa si inseriscono ai margini di un fatto di cronaca sensibile e delicatissimo con un ulteriore uso dei corpi nudi, ma questa volta per svelare l’ipocrisia che sembra essere dietro alla decisione della direttrice dell’asilo che licenziò la protagonista di tutta questa triste vicenda. “Molto spesso le donne vengono giudicate per la loro vita sessuale privata. Nel mondo dell’istruzione primaria vige l’ipocrisia che una donna non possa avere una sessualità, e le donne sono de-sessualizzate come individui – ha spiegato l’artista. “Una ragazza che ha partecipato a questo progetto ha detto che aveva timore ad andare a bere la sera per paura che qualcuno la fotografasse ubriaca e potesse cosi perdere il posto di lavoro. Spero di poter sensibilizzare con questa affissione sui pregiudizi sociali che affliggono da tempo la percezione della sfera privata femminile”. Villa ha già mostrato le sue “opere” sempre outdoor nell’area torinese e forse per questo viene paragonato a Bansky. Anche se Villa pare avere più dimestichezza col fotomontaggio e il collage vagamente dadaista rispetto ai lavori più poetici e dissacranti dello street artist inglese. “Da 4 anni appendo a Torino mettendo alla berlina il mondo della politica assieme ai suoi personaggi e ai fenomeni sociali a loro connessi – ha spiegato Vila in una recente intervista – In ogni singolo lavoro c’è un fotomontaggio, un remix di concetti e immagi­ni che destruttura i significati, mischiando il colto con il trash, in una sorta di “street art” 2.0”. Nei suoi manifesti sono apparsi di recente Trump, Salvini e Marine LePen con un noto rasoio per la barba usato tra il naso e il labbro superiore in modo da creare dei baffetti alla Hitler. Un paio di anni fa un manifesto prese di mira nuovamente Salvini e Di Maio al governo insieme mentre per il 25 aprile del 2019 aveva proposto un Mussolini a testa in giù e la scritta: “Non fare il salame. Rifiuta il fascismo”.

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