In Italia è tornato il castoro. Molti storceranno il naso, increduli che i castori vivano nella nostra Penisola, d’altronde, era da quattro secoli che nessuno ne incontrava più uno. La parola castoro evoca subito il roditore del nord America, eppure nel vecchio continente vive la sua specie cugina, il castoro europeo, Castor fiber. “In Italia l’ultimo castoro venne segnalato nel 1541 nell’area padana – racconta lo zoologo Davide Rufino – poi di questo affascinante animale non si seppe più nulla fino al 2018, anno in cui ne venne avvistato uno nel tarvisiano in provincia di Udine. Per arrivare alla straordinaria notizia di pochi giorni fa di un esemplare filmato, grazie a delle fototrappole, in Val Pusteria, provincia di Bolzano”. In valle nelle ultime settimane si sospettava la sua presenza “per via di determinati segni e tracce, come i tronchi degli alberi rosicchiati”, aggiunge l’esperto a Ilfattoquotidiano.it. Certo, forse è un po’ presto per parlare di ritorno, avendo tra le mani solo due incontri. “Non credo che a breve termine il castoro riuscirà a stabilizzarsi sulle Alpi italiane, si tratta di un processo lento. Probabilmente in futuro potremmo riavere una ricolonizzazione a partire dal settore orientale delle Alpi, con dei castori provenienti dall’Austria”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’etologo Luca Caviglia, esperto di fauna selvatica. “Prima di parlare di ritorno della specie serve qualcosa in più di qualche sporadica osservazione”, tuttavia, “oggi possiamo dire che il castoro sta lentamente riconquistando il proprio areale storico, affacciandosi all’Italia dopo aver consolidato la propria presenza in Germania, Svizzera e Austria”. Infatti, “in Germania non si è mai estinto e si stima una popolazione tra le 7mila e 10mila unità – precisa Caviglia a Ilfatto.it – mentre in Svizzera e in Austria si è estinto a metà Ottocento ma attualmente entrambe le nazioni vantano delle popolazioni sopra i 1000 individui”.

Nelle varie nazioni europee il castoro si è estinto a causa della caccia indiscriminata “per la sua pelliccia” oppure “per la sua coda, considerata un cibo prelibato” o ancora “per la sua sostanza odorosa, il castoreum, estratta dalle ghiandole e impiegata nella medicina tradizionale”, racconta l’etologo. Non sarà facile per i castori riappropriarsi dei loro spazi: “Il paesaggio è radicalmente mutato in questi ultimi 400 anni, la stragrande maggioranza dei corsi d’acqua è stata devastata dall’uomo mediante interventi di regimentazione, cementificazione dell’alveo, eliminazione delle aree ripariali, installazione di chiuse, centrali idroelettriche”, spiega ancora Caviglia. “Spesso ai bordi dei fiumi ci sono strade e gli incidenti stradali rappresentano una delle principali cause di mortalità del castoro in Germania e Svizzera”, quindi, “tirando le somme, il successo del ritorno del castoro potrà concretizzarsi solo con una diversa gestione dei nostri fiumi”. Ma dov’è che il castoro dovrebbe tornare? “Essendo sparito dall’Italia da più di quattro secoli, non si trovano molti dati attendibili sul suo areale storico, presumibilmente era presente su tutto l’arco alpino”, commenta Rufino. C’è da dire che se l’uomo è stato la causa del suo male, è anche stato il motore per una sua ripresa. All’inizio del Novecento il castoro sopravviveva soltanto in Francia, Germania, Bielorussia, Ucraina, Russia e Norvegia con 1200 esemplari in tutto, ma grazie a diverse reintroduzioni oggi è diffuso in tutta Europa con circa un milione di individui. All’appello mancano praticamente Italia, Portogallo, Irlanda e Balcani meridionali, come si legge in un articolo pubblicato lo scorso aprile su Global Ecology conservation.

“Sarebbe bello se anche l’Italia diventasse la prossima zona di intervento per delle reintroduzioni”, conclude Rufino, “il castoro ha un ruolo ecologico molto importante, infatti, è chiamato l’ingegnere degli ecosistemi perché con la sua celebre attività nel costruire dighe modifica i corsi d’acqua creando delle zone umide che sono fondamentali per favorire la biodiversità”.

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