Monitoraggio della situazione epidemiologica e previsione degli scenari futuri. È il lavoro svolto dalla cabina di regia del Ministero della Salute attraverso gli ormai noti 21 parametri. Il cuore del sistema di monitoraggio, che esprime anche il calcolo dell’Rt, ovvero l’indice di contagio, sono i dati forniti dalle Regioni. Sulla base di questi oggi Silvio Brusaferro ha affermato che “il rischio alto permane in tutte le Regioni tranne due” e che di queste “dieci sono a rischio alto da tre settimane”.

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, in conferenza stampa, si è poi soffermato anche sui dati, non nascondendo alcune criticità, già sollevate – tra gli altri – dal presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, nell’audizione alla Camera dei deputati: “La precondizione – afferma Brusaferro – è che i dati siano riportati e siano riportati tutti in maniera completa. Quando questo non si verifica – e in questo caso c’è una Regione dove non si è verificato – le valutazioni proposte soffrono di una difficoltà di valutazione” frutto, appunto di dati incompleti. E sulla segnalazioni di nuovi casi, altro parametro fondamentale per delineare analisi e valutazioni che portano la cabina di regia a fornire indicazioni al ministro della Salute per la collocazione delle Regioni italiane nelle quattro aree di rischio (da verde a rossa), il presidente ISS rassicura: “Il sistema ne tiene conto”.
Com’è noto molti sono i presidenti di Regione che chiedono sia rivisto l’intero sistema di monitoraggio, passando da 21 a 5 parametri come chiesto anche due giorni dalla Lega al governo durante il ‘Question Time’. Anche su questo Brusaferro è intervenuto difendendo l’attuale sistema con i 21 indicatori: “Ci consente di avere una visuale da più punti di vista e quindi, anche se un indicatore è ‘in ritardo’, gli altri ci consentono di avere un quadro affidabile sulla situazione”.

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