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I dubbi sui custodi, l’allarme spento e la direttiva della Regione sulla riduzione di personale. Tutto quello che non torna sul furto delle opere di Antonello da Messina

Smentito l'utilizzo di un furgone, forse i ladri sono arrivati in moto. La notte del colpo erano in servizio quattro addetti in servizio la notte del furto, nessun capo servizio. Una direttiva del 28 luglio riduceva il personale per turno. La Regione affida la custodia anche a personale esternalizzato e non formato
I dubbi sui custodi, l’allarme spento e la direttiva della Regione sulla riduzione di personale. Tutto quello che non torna sul furto delle opere di Antonello da Messina
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Non c’è nessun furgone. Da lunedì sera le forze dell’ordine smentiscono la notizia che sia stato sequestrato un mezzo utilizzato per il furto delle opere autografe di Antonello da Messina. Un particolare, invece, è balzato all’evidenza in questi giorni di intense indagini della Squadra Mobile, guidata da Simone Scalzo: l’allarme ha funzionato, ma i custodi lo hanno addirittura spento. I riflettori sono dunque puntati sull’inadeguatezza dei custodi, o addirittura sull’ipotesi che fossero dei basisti.

Quella sera del 15 agosto, un super festivo, erano al lavoro quattro custodi, di cui due ex Asu, ovvero ex precari storici della Regione siciliana (Attività Socialmente Utili) che dopo anni di sussidi e contratti a termine sono stati stabilizzati e assunti dalla Sas (Servizi Ausiliari Sicilia), la società in-house partecipata al 100% dalla Regione. Si tratta, dunque, di personale non formato. Quella sera, peraltro, non c’era nessun capo servizio. Ed è questo uno dei nodi principali della questione che potrebbe mettere in forte imbarazzo la Regione Siciliana: c’è, infatti, una direttiva – che Il FattoQuotidiano ha potuto leggere – firmata dal dirigente generale dei Beni culturali della Regione siciliana, lo scorso 28 luglio, in cui dispone una riduzione di personale per turno a un massimo di tre, con la possibilità di scendere a due in caso di carenza di organico, senza distinzione di ruolo, integrando cioè indifferentemente personale di ruolo e lavoratori esternalizzati della Sas. Ai dipendenti di turno, sempre non formati, viene formalmente affidata la gestione delle chiavi per aperture e chiusure.

I responsabili dei siti, d’altronde, sono “altresì invitati a vigilare affinché sia limitato al massimo lo sforamento del limite di un terzo dei turni festivi, secondo quanto previsto dal Ccrl e, per l’anno 2026”, recita la direttiva firmata dal dirigente Mario La Rocca. Si tratta dello stesso dirigente diventato famoso per la nota vocale con cui intimava ai manager della sanità di inserire i posti letto di terapia intensiva previsti sulla piattaforma ministeriale per evitare che la Regione subisse restrizioni più severe come la zona rossa. Personale non formato a custodire opere ultra milionarie, in nome del risparmio: al Museo di Messina ci sono anche due Caravaggio.

I custodi in servizio erano dei basisti? O hanno semplicemente pensato che si trattasse di un falso allarme? Di certo non hanno fatto la ronda, accendendo le luci, come da prassi. Hanno semplicemente spento l’allarme. Sono stati avvertiti poi dalla polizia, quando i ladri erano ormai lontani e le tavolette trafugate. Il giorno dopo avrebbero, invece, indicato un ambulante di granite agli agenti che secondo loro potrebbe avere visto tutto, perché ha sostato lì tutto il giorno. Forse perfino più qualificato di loro, verrebbe da ironizzare. La situazione appare di certo paradossale. Mentre gli investigatori lavora senza sosta per ricostruire quel che è successo e ritrovare le tele, affiancata dal Nucleo di tutela dei Beni culturali dei Carabinieri, senza escludere nessuna ipotesi. Alcuni elementi balzano, tuttavia, all’evidenza, e fanno propendere verso un colpo fatto da improvvisati, forse anche del luogo.

Il primo indizio è sul marciapiede. Non è escluso, infatti, che i quattro Lupin di Ferragosto fossero, invece, in moto e che fossero andati per recuperare pezzi piccoli. Una volta sul posto, e forse vista la facilità del furto, anche gli altri pezzi più grandi hanno fatto gola, complicando però di molto tutta l’azione. Qualcosa è infine andato storto, perché due delle 5 tavole del polittico di San Gregorio sono rimaste sul marciapiede all’esterno del Mume. Una appoggiata sull’altra, senza alcuna accuratezza: ecco l’indizio.

Un ladro esperto avrebbe fatto attenzione a non danneggiare le tavole, non le avrebbe appoggiate l’una sull’altra come fossero due pezzi di legno qualunque. La tavoletta bifronte è stata peraltro rubata dopo avere rotto con una mazza il vetro che la conteneva, le probabilità che le schegge l’abbiano danneggiata sono alte. Si trattava di persone che conoscevano bene il luogo e le abitudini legate alla processione della Vara, meno il modo di maneggiare opere d’arte, sembrerebbe. Ma i detective non escludono nessuna ipotesi. Intanto sull’inesperienza e l’inadeguatezza del personale impiegato nei siti museali italiani interviene l’associazione nazionale di storici dell’arte “Astarte” che solo poche settimane fa avevano scritto alla Regione siciliana richiedendo la specializzazione nel comparto dei beni culturali: “La vigilanza e la custodia delle opere spettano al personale addetto alla sicurezza e alla sorveglianza degli istituti culturali: figure professionali che devono possedere competenze specifiche in materia di controllo, prevenzione e gestione delle emergenze”, hanno scritto in una nota all’indomani del furto di Messina.

La Regione però fa ricorso a personale non qualificato, sottolineano gli storici. E non solo: “La questione assume profili ancora più problematici se si considera che gli addetti alla custodia di alcuni musei regionali, che custodiscono altre opere di Antonello da Messina, insieme ad altri capolavori, sono anche reclutati tra soggetti con fedina penale non pulita – sottolineano gli storici dell’arte -, inseriti in specifici programmi di recupero. Il problema non riguarda certamente la condizione personale o il percorso individuale dei lavoratori, ma il fatto che un compito di tale responsabilità – la sorveglianza di opere di straordinario valore storico e artistico – richieda personale selezionato, formato e qualificato secondo criteri coerenti con le esigenze della tutela dei beni culturali”.

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