Non possiamo forzare la mano, siamo coscienti dell’emergenza sanitaria in corso”. Massimo Fossati è il presidente di Anef Lombardia, l’associazione degli esercenti funiviari, ed è a capo di 27 comprensori, che contano più di 200 impianti di risalita per quasi 700 chilometri di piste. Fossati è anche amministratore delegato di Itb, cioè il comprensorio di Valtorta-Piani di Bobbio, a cavallo tra le province di Lecco e Bergamo. Con l’abbassamento delle temperature di fine novembre, i cannoni sono entrati in azione, producendo la prima neve programmata. “Lo facciamo per farci trovare pronti”, spiega, “ma siamo consapevoli che c’è una pandemia in corso”. In questi giorni il mondo della politica si è interrogato sull’apertura o meno delle stazioni di sci, con le Regioni del Nord, unite per il sì, contrapposte al governo e al Comitato tecnico-scientifico, che in più di un’occasione hanno espresso la propria contrarietà.

Fossati ha partecipato, a fine ottobre, alla stesura di un protocollo per lo sci in sicurezza. Protocollo che poi è stato rielaborato dagli assessorati regionali competenti sulla base di quello redatto dal Trentino-Alto Adige. “Ora quel documento è in mano al Cts”, dice, “ma non sappiamo cosa decideranno. Regna l’incertezza“. Secondo il protocollo, al netto dell’obbligatorietà dei dispositivi di protezione individuale sulle piste, le seggiove potrebbero viaggiare al 100% della capienza, mentre la percentuale scenderebbe al 50% per cabinovie e funivie. Un rischio per i contagi ed eventuali focolai? “Lo sciatore”, risponde Fossati, “è coperto dall’attrezzatura da neve e dalla mascherina, in più le risalite, all’aperto per le seggiovie e con la necessaria aerazione per le funivie, durano meno di otto minuti”. E se sul fronte ristorazione in quota in Austria, a inizio novembre, parlavano di impianti aperti con rifugi e bar chiusi (lo stesso ragionamento lo stanno facendo, in queste ore, in Francia), Fossati non ha dubbi: “Devono poter restare aperti, perché per la clientela sono necessari. Lo devono fare, però, seguendo rigide regole anti-Covid”.

Al di là delle regole (limite giornaliero agli skipass, biglietti online, accesso e uscita dagli impianti su orari scaglionati) su cui si è discusso – e su cui forse si sta discutendo – la sensazione è che almeno a dicembre le stazioni resteranno chiuse. “Il danno maggiore non lo fanno a noi impiantisti ma ai lavoratori che compongono il sistema sci: stagionali, baristi, proprietari dei rifugi, maestri di sci e albergatori. Se il governo sceglierà di non aprire i comprensori, dovrà pensare ai ristori per tutte queste persone”.

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