Si allarga a livello europeo il dibattito sulla chiusura degli impianti sciistici durante l’inverno per impedire una nuova accelerazione dei contagi. Dopo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato di essere al lavoro ad una “iniziativa comunitaria per impedire le vacanze sulla neve in tutto il continente, scatenando la protesta delle Regioni dell’arco alpino che stanno già lavorando all’avvio della stagione, la Baviera ha appoggiato la linea di una scelta condivisa: “Preferirei un unico accordo a livello europeo: niente impianti di risalita aperti ovunque o niente vacanze ovunque“, ha dichiarato il presidente Markus Soeder. Ancora più netto il capo dell’Eliseo Emmanuel Macron: “Mi sembra impossibile immaginare un’apertura per le feste. Sarà meglio orientarsi per una riapertura nel corso del mese di gennaio“, ha annunciato in diretta tv, parlando di una “concertazione in corso con il governo” e con “i Paesi vicini“. L’Austria, invece, respinge la proposta. “Non posso condividere l’iniziativa italiana. In Austria ci sarà di certo un turismo invernale“, ha dichiarato la ministra per il Turismo Elisabeth Koestinger. Se lo sci dovesse essere imposto direttamente da Bruxelles, la richiesta è che almeno sia garantito un risarcimento al settore che impiega oltre 700mila addetti.

L’obiettivo è evitare che si ripetano scene come quelle di marzo, quando le folle sulle piste accelerarono la prima ondata del Covid. Ne è convinto anche il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, secondo cui “i numeri attuali non rendono compatibile una ipotesi di riapertura perché vorrebbe dire esporre tutto il paese a una ripresa della curva epidemica“. Una concertazione europea, aggiunge, “è assolutamente fondamentale“. Il motivo lo chiarisce il direttore Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, intervenuto in conferenza stampa a Roma. “C’è bisogno di un coordinamento europeo perché se chiudono gli impianti di sci italiani ma non gli altri, molti potrebbero andare all’estero. Su questo argomento bisogna essere molto cauti e bisognerà evitare situazioni rischiose, perché l’ottimismo sugli effetti finora avuti ci potrebbe portare a rilassarci troppo“. Insomma, il timore è che le vacanze invernali portino alle stesse conseguenze di quelle estive. Rezza è consapevole che intorno allo sci “c’è forte business“, ma avverte: “Bisogna ricordare che l’anno scorso tra febbraio e marzo vedemmo molte file sugli skylift e dai resort partirono molte persone infette alimentando focolai tornando a casa. Ci sono condizioni di rischio“.

Sta di fatto che la proposta di Palazzo Chigi è ancora oggetto di discussione in Ue. In Austria (in lockdown fino al 6 dicembre) la ministra del turismo assicura che gli “operatori turistici si baseranno su un ampio protocollo di sicurezza, l’apres ski – cioè l’intrattenimento e divertimento serale nelle località sciistiche – per esempio non sarà consentito“. A suo dire la responsabilità dei contagi non è da attribuire esclusivamente al turismo e agli esercizi pubblici. Il ministro delle Finanze Bluemel ipotizza che uno stop peserebbe per circa 2 miliardi di euro ed ha perciò proposto fondi diretti che lo Stato potrebbe redistribuire alle aziende interessate oppure una riduzione del contributo che l’Austria versa all’Ue. Di tutt’altro avviso il presidente della Baviera Soeder, allineato alla posizione del governo italiano. “Se vogliamo mantenere aperte le frontiere, abbiamo bisogno anche di un chiaro accordo sullo sci. Altrimenti è difficile andare avanti”.

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