L‘Italia dei cammini ha retto bene l’urto della pandemia. Nel rapporto “Italia, paese di cammini” di Terre di mezzo, che per il terzo anno consecutivo ha analizzato i dati sui cammini della Penisola contattando le associazioni e gli enti che rilasciano il passaporto del pellegrino, emerge che gli italiani non hanno rinunciato ai cammini, ma si sono adeguati all’emergenza sanitaria scegliendone di più brevi e regionali dopo la riapertura post-lockdown di maggio.

A tenere quelli francigeni di Sicilia, per cui si è passati da 1.500 accessi del 2019 a 1.380 quest’anno; sono cresciuti invece la Via degli Dei (da 4.440 a 4.768), il cammino Materano – Via Peuceta (da 1.213 a 1.523), il cammino di Oropa (da 300 a 1.200), il cammino minerario di Santa Barbara (da 350 a 680), il cammino nelle Terre Mutate (da 192 a 400), il cammino dei Briganti (da 2.915 a 3.240) e il cammino di Dante (da 160 a 300). La Via Francisca del Lucomagno, inaugurata nel giugno di quest’anno, ha registrato circa 400 camminatori.

Penalizzati i cammini lunghi – La Via Francigena passa dai 19mila passaporti del pellegrino consegnati nel 2019 ai 9mila di quest’anno, i cammini Francescani (da 8.284 a 4.418) e il cammino di San Benedetto (da 2.210 a 1.494) ma che comunque restano tra i più frequentati. Da gennaio a fine settembre 2020 su 14 itinerari sono state rilasciate 29.246 passaporti, il 32% in meno rispetto all’anno precedente. Un calo contenuto se paragonato al -85% registrato all’arrivo sul cammino di Santiago.

Il profilo del pellegrino – Tra i 3.301 camminatori intervistati il 13% ha dichiarato di aver fatto la sua prima esperienza proprio nei mesi estivi del 2020. Diverse, invece, i motivi che hanno spinto quest’anno così tante persone a prendere lo zaino e partire: il 43% per ricercare un benessere fisico o psicofisico, il 28% perché l’aveva già programmato per l’estate, il 22% per poter stare all’aria aperta dopo il lockdown, il 15% perché l’aveva già programmato proprio nei mesi nel periodo marzo-maggio e quindi l’ha solo spostato di qualche mese. Dal punto di vista anagrafico, il 46,2% dei camminatori ha meno di 50 anni; il 70% ha un lavoro; i pensionati sono il 22%, i disoccupati il 3% e gli studenti il 3%. Tra i nuovi camminatori, in particolare, ci sono più under 30 rispetto ai dati dello stesso sondaggio condotto da Terre di mezzo nel 2018: si è passati dal 7,9% al 21%. Inoltre il 22,9% è nella fascia 31-40 anni, il 21,4% tra 41-50 anni e il 21,9% tra 51-60 anni. Gli over 61 sono il 10,5%. Si può dunque osservare che i nuovi camminatori sono “più equamente” distribuiti nella varie fasce d’età, mentre nel complesso di tutti i camminatori prevalgono ancora le fasce 51-60 (27,8%) e 61-70 (22,5%). Piuttosto alto il livello di titolo di studio dei pellegrini: il 51% è laureato e il 41% ha il diploma scuola superiore.

Pernottamento – Potendo scegliere, il 42% preferisce pernottare in un b&b, il 21% negli ostelli, il 16% in un’ospitalità religiosa e solo il 7% negli alberghi e il 6% in tenda. La stragrande maggioranza (84,6%) pranza al sacco, mentre pochi quest’anno hanno fatto ricorso a bar, trattorie o pizzerie. Sarà stata per la paura di contagi, che viene meno però per la cena: dopo aver macinato chilometri, il 56% si è concesso un pasto in pizzeria o ristorante, scelta condivisa da un altro 26% se veniva offerto un menu del pellegrino. Anche se la stragrande maggioranza non chiede particolari servizi (85%) sono in crescita quelli che ricorrono al trasporto dello zaino (11% contro il 6% del 2018) o all’accompagnamento di una guida (7% contro 3%). Il sondaggio di Terre di mezzo, è stato promosso da Io Cammino in Italia, Radio Francigena, Associazione Europea delle Vie Francigene, Via di Francesco, Associazione Amici del Cammino Di qui passò Francesco, Associazione Amici del Cammino di san Benedetto, Rete Cammini del Sud, Cammino nelle Terre mutate e Free Wheels Onlus.

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