Solo cinque Paesi su 27 hanno già presentato a Bruxelles bozze complete del loro Piano nazionale di ripresa da finanziare con i fondi europei del Recovery plan, peraltro ancora ostaggio dei veti di Polonia e Ungheria. E la scadenza per presentare il documento, come è noto, è fissata per aprile 2021: tra sei mesi. Repubblica però – nonostante la smentita del commissario Paolo Gentiloni e dopo che il premier Giuseppe Conte ha definito “fake news” la sua apertura di ieri sull’Europa “in allarme per il ritardo dell’Italia” – insiste sulla presunta preoccupazione delle istituzioni europee. Tirando in ballo un documento firmato da Marco Buti, capo di gabinetto di Gentiloni, che secondo il quotidiano romano “mette in rilievo le preoccupazioni che emergono negli uffici e nei vertici della Commissione”. Ma in quel testo, che non è un atto della Commissione bensì un paper accademico della Luiss School of political economy scritto a quattro mani con l’economista Marcello Messori, si legge testualmente che “l’Italia non ha ritardi profondi da colmare”.

Il paper, pubblicato il 15 novembre e commentato già il 16 dal Corriere della Sera, riporta la firma di Buti con la precisazione che “le opinioni espresse nel presente lavoro non impegnano l’istituzione di appartenenza“. Fin dal titolo, Come finalizzare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia, è chiaro che si tratta di un contributo teorico che punta ad offrire spunti su come procedere. Tra gli altri suggerimenti c’è la creazione di “una “cabina politica di regia” che sia speculare a quella della Commissione, che possa cooperare con i responsabili di altri stati membri per il varo di progetti sovranazionali e che abbia potere di decisione (anche di tipo commissariale, se richiesto dalle circostanze)”. L’Italia “non è il solo paese che sta ancora lavorando al proprio PNRR”, scrivono i due economisti, “solo cinque stati membri hanno presentato bozze complete del loro piano nazionale (ossia la Slovenia, il Portogallo, la Repubblica Ceca, la Spagna e la Bulgaria). Per giunta, data la complessità dei problemi che il nostro paese deve affrontare per superare i suoi ‘colli di bottiglia’, il governo italiano è chiamato a redigere un PNRR che va disegnato con particolare cura“. Tale piano “deve districarsi fra il rilancio di una crescita per troppi anni bloccata, il sostegno a uno sviluppo economico e sociale che deve recuperare gravi carenze nell’innovazione digitale e valorizzare i progressi già fatti per il contenimento dell’impatto ambientale, la gestione del debito pubblico nazionale per assicurarne la sostenibilità nel lungo periodo”. Come dire: più che presentarlo in fretta occorre puntare sulla qualità.

Nelle conclusioni si esprime preoccupazione non per i ritardi italiani ma perché “la seconda ondata della pandemia ha rimesso in questione quella possibilità di un rapido ritorno a livelli di PIL pre-crisi” e “l’Italia e molti altri paesi della UEM non recupereranno entro il 2022 il livello del loro PIL del 2019”. Una situazione che “impone di finalizzare l’accordo su Next generation Eu nel più breve tempo possibile” e “a livello italiano, sollecita di accelerare l’elaborazione e la presentazione di un credibile Pnrr”.

Ma a che punto è l’Italia nell’elaborazione del piano? I lavori procedono in gran segreto, come lamentato dal Corriere: per evitare fughe di notizie e non alimentare gli appetiti sui 209 miliardi previsti per l’Italia, i funzionari coinvolti si sono impegnati alla riservatezza e non possono stampare i documenti su cui lavorano. Tradotto: sui giornali non stanno uscendo le usuali indiscrezioni e bozze non ufficiali, cosa che scontenta qualcuno. Il ministro Enzo Amendola giovedì ha fatto sapere che “la collaborazione con Bruxelles è costante, il coordinamento sulla pianificazione è settimanale. L’ultimo proprio ieri pomeriggio, fra il nostro staff di tecnici e i rappresentanti della task force europea”. E il titolare del Tesoro Roberto Gualtieri in audizione ha annunciato che prima della fine di novembre, dopo una nuova riunione del Comitato interministeriale per gli affari europei, sarà inviata al Parlamento una bozza.

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