L’apertura della scuola non comporta dei rischi. Semmai i rischi sono legati alla chiusura della scuola, da tutti i punti di vista: didattico, della socialità, del futuro economico di questi studenti”. Sono le parole pronunciate a “Non stop news” (Rtl 102.5) dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

E aggiunge: “In questo momento c’è quello che io definisco ‘regionalismo delle diseguaglianze’: alcuni bambini vanno a scuola in zone rosse e altri non ci vanno anche se non in zone rosse. Fermo restando che non tutti gli enti locali siano uguali, credo il problema sia culturale: la scuola in passato è sempre stata trattata come la Cenerentola del Paese da tutti i punti di vista, anche dei tagli e degli investimenti che non sono mai stati fatti. Oggi questo sta cambiando, anche in legge di bilancio e dal punto di vista dell’attenzione delle famiglie, degli studenti, dei media. Si crede molto erroneamente – spiega – che la chiusura della scuola sia più facile da attuare, perché si ritiene che la scuola non sia un’attività produttiva e che, come tale, non produca Pil. E invece l’istruzione è il primo vettore di una società che vuole essere ad alto sviluppo. In più, la perdita di competenza degli studenti tra qualche anno genererà una minore capacità di reddito dei medesimi. Quindi, la scuola è un’attività produttiva per eccellenza. Ricordo anche l’aspetto della socialità: tanti ragazzi iniziano a soffrire di ‘sindrome della capanna’, di disturbi di ansia, di disturbi legati al sonno”.

Circa la riapertura delle scuole, la ministra osserva: “Sarò veramente soddisfatta quando tutti i ragazzi, soprattutto quelli delle scuole superiori, potranno ritornare in classe. Bisogna sempre mantenere un atteggiamento di prudenza. Dobbiamo osservare la curva dei contagi e far sì che questa si stabilizzi. Credo che ci sarà un ritorno graduale alle scuole. Siamo stati investiti da un’ondata violenta e pesante. La cosa fondamentale è che le attuali limitazioni siano temporanee. Io sto lavorando anche per evitare che ci siano ulteriori chiusure a livello locale, perché, ahimè, questo è un Paese in cui il ministro dell’Istruzione non può decidere sull’apertura o sulla chiusura di una scuola, mentre altre autorità, come il sindaco o il presidente di Regione, possono farlo. Io – continua – non faccio altro che alzare la cornetta del telefono e provare a parlare con tutti quanti nel massimo rispetto che ci deve essere tra le istituzioni, per far sì che, appunto, non ci siano in questo momento ulteriori chiusure e che nelle prossime settimane in maniera graduale si possano riportare in classe gli studenti delle scuole superiori. Non so dire se questo avverrà prima di Natale, non me la sento di dare una data, perché queste sono settimane molto delicate”.

Riguardo alla maturità dell’anno scolastico 2020-2021, la ministra precisa: “So che gli studenti pensano agli esami di Stato e lo capisco perfettamente. Vedremo nei prossimi mesi. Posso dire sicuramente che l’anno scorso, quando dovevamo decidere come fare l’esame di maturità, abbiamo coinvolto gli studenti e molte loro proposte, che erano molto mature, le abbiamo accolte. Assicuro che non prenderemo alcuna decisione senza coinvolgerli“.

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