Ritira l’ordinanza anti-assembramenti e minaccia “una lettera alla Conferenza delle Regioni per chiedere una riunione urgente“. Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, si unisce al coro dei governatori che protestano contro il governo, dopo che la sua regione è scivolata in zona arancione. Il metodo basato sui 21 parametri epidemiologici analizzati dalla cabina di regia (in cui le stesse regioni sono rappresentate) per decidere le restrizioni nelle diverse aree del Paese viene infatti contestato ora anche da Fedriga: “Poiché a decidere sono gli algoritmi al posto della politica, ritiro l’ordinanza 41″, ha annunciato il leghista in conferenza stampa. Che lamenta come la decisione di spostare il Friuli da zona gialla ad arancione, quindi con maggiori restrizioni in vigore da domani, sia stata presa nonostante le nuove misure anti assembramento che dovevano essere in vigore da oggi e “senza interlocuzione preventiva” con la Regione. L’ordinanza in questione era stata firmata giovedì e condivisa da Veneto, Friuli ed Emilia-Romagna: prevede, ad esempio, la chiusura dei negozi la domenica e il divieto di passeggiate nei centri storici. Proprio l’Emilia-Romagna, nonostante sia a sua volta finita in zona arancione, ha avuto reazione opposta. Il provvedimento “è confermato”, spiega il sottosegretario alla presidenza della Giunta, Davide Baruffi: “Dobbiamo tutti quanti rispettare le regole. Non c’è spazio per polemiche o dispute sui colori nel momento in cui ogni territorio è in situazione critica. Serve il massimo di unità per uscire dall’emergenza”.

“Penso che serva serietà nella leale collaborazione istituzionale”, ha aggiunto Fedriga, che poi ha ripercorso quanto accaduto negli ultimi giorni. “Con senso di responsabilità e collaborazione istituzionale con il governo giovedì abbiamo varato l’ordinanza”, in accordo con il Ministero della Salute. “Venerdì la ruota della fortuna si è mossa – ha aggiunto – e ci ha messo in zona arancione. Intanto se il governo aveva altri indicatori non ce l’ha detto quando stavamo predisponendo l’ordinanza. I due fattori che ci fanno andare in zona arancione non sono il numero di ricoveri o terapie intensive”. Ma, ha sostenuto Fedriga, ad esempio, l’incremento percentuale dei positivi sui tamponi. A fronte di questo dato, ha aggiunto il governatore, “c’è stato un abbassamento dell’Rt da 1,6 a 1,34 e un indice di terapie intensive largamente inferiore alla soglia dall’allarme”. In realtà, secondo l’ultimo monitoraggio Iss, il Friuli ha occupato il 26% delle terapie intensive per malati Covid: la soglia di allerta è fissata al 30 per cento. Inoltre, la regione dimostra di peggiorare le sue performance di tracciamento, un altro indicatore chiave preso in considerazione.

Nonostante l’inserimento dell’Emilia-Romagna in fascia arancione, la Regione ha invece confermato il provvedimento che contiene misure più restrittive che puntano ad evitare assembramenti e situazioni a rischio contagio e si affiancheranno alle indicazioni previste dalla fascia arancione attiva da domani. “L’ordinanza regionale – spiega Baruffi – è stata decisa in base all’aumento dei contagi e della situazione di forte pressione sulle strutture sanitarie e quindi la necessità, sempre più impellente, di invertire la curva epidemica. Motivazioni – argomenta – tuttora più che valide: l’ordinanza è quindi confermata, contenendo misure che puntano a limitare al massimo situazioni di assembramento, nei centri storici come nei centri commerciali”.

Successivamente al provvedimento regionale, “deciso dal presidente Bonaccini insieme ai presidenti Zaia e Fedriga, essendo la lotta al virus un obiettivo che dovrebbe essere di tutti, che va al di là di confini politici e geografici”, prosegue Baruffi, c’è stato l’intervento dell’esecutivo, dettato dal fatto che, argomenta, “per tutte le Regioni il rischio è comunque passato da moderato a alto, confermando in pieno le ragioni che ci hanno spinto ad intervenire per la riduzione del contagio”. Secondo Baruffi, “la zona rossa resta tuttora una possibilità concreta e dobbiamo fare di tutto per evitarla e ritrovarci a dover adottare blocchi ancora maggiori. Per questo – conclude il sottosegretario – dobbiamo tutti quanti rispettare le regole“.

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