Troppo poche donne ai vertici Rai. L’amministratore delegato, Fabrizio Salini, annuncia per la prima volta nella storia della tv pubblica un “riequilibrio di genere”: invierà un’informativa a tutte le realtà aziendali perché si organizzino in tal senso. Ogni struttura dovrebbe mettere in piedi un programma da realizzare in un arco di tempo prestabilito, ad esempio di due anni, al termine del quale saranno verificate le posizioni dirigenziali. Lo squilibrio infatti non si registra nel complesso della forza lavoro Rai, ma soltanto nei ruoli apicali.

Sembra che la scelta dell’ad arrivi dopo la lettera scritta dai due consiglieri, Riccardo Laganà e Rita Borioni, alla vigilia del Cda del 11 novembre durante il quale il manager comunicherà i nomi dei nuovi direttori e vice. “Desta estrema perplessità il fatto che nella direzione di Rai2, stando alle notizie stampa trapelate, non ci sarebbe nemmeno un vice direttore donna“, osservano. “Se fosse vero, ci troveremmo in estremo contrasto con le policy di genere e con l’indirizzo di questo consiglio di amministrazione sul tema”. Anche il segretario Usigrai Vittorio Di Trapani contesta la direzione “tutta maschile” prevista per la seconda rete.

Domani il cda dovrebbe discutere anche di un’altra questione: la possibile restituzione all’azienda di quel 5% del canone che il governo Renzi, con la legge di Bilancio 2015, decise di destinare alla riduzione delle tasse. Il governo, secondo quanto si apprende, ha inserito nella manovra in arrivo alla Camera per la prima lettura una norma che prevede di girare nuovamente quei fondi – circa 80 milioni – alla tv pubblica, alle prese con il calo degli introiti pubblicitari che avrà un impatto quest’anno e ripercussioni anche l’anno prossimo, quando si faranno sentire i costi di Europei e Olimpiadi. La Rai ha chiesto in più occasioni la restituzione di quelle somme, come anche del cosiddetto extragettito, derivato dall’introduzione del canone in bolletta.

I problemi economici hanno costretto l’ad a rivedere i suoi piani, operando un contenimento dei costi, mentre è tramontata l’ipotesi di una riduzione di canali, in particolare Rai Storia e Rai Sport. Laganà e Borioni nella loro lettera parlano anche di questa spending review, auspicando “che in questo periodo di enorme difficoltà per l’intero Paese e per le stesse casse Rai in grave crisi per l’emergenza pandemica in atto questa Governance voglia fornire, a cittadini e dipendenti, l’immagine di azienda virtuosa, in grado di intraprendere un serio percorso di riduzione di costi, sprechi e incarichi, limitando in prospettiva per tutte le Reti ad un massimo di tre il numero di vicedirezioni nel rispetto di quella che è la funzione unica di tale incarico”. “Per l’attuale tornata invece auspichiamo”, concludono i due consiglieri, “che non si superino il numero di 5 vicedirettori per rete stante la disposizione organizzativa di Rai 3 del 9 ottobre scorso”, quando sono stati nominati i vicedirettori che ammontano, appunto, a cinque in tutto.

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