“Si trattava di lasciare aperte le discoteche solo qualche giorno in più, fino a Ferragosto: lo sapevamo che i contagi stavano salendo, abbiamo rischiato”. Parola di Angelo Cocciu, capogruppo di Forza Italia nel Consiglio regionale della Sardegna, in un’intervista di lunedì 9 novembre a Report su Raitre. “Non volevamo tenere aperte le discoteche fino al 31 agosto, così avremmo ammazzato la Sardegna: era questione di uno o due giorni”, continua l’esponente della maggioranza del governatore Christian Solinas. Cocciu si riferisce al periodo a ridosso di Ferragosto, quando in Sardegna si è registrata un’impennata di nuovi casi di Covid-19. In quel periodo scoppiò il caso discoteche che ha fatto discutere l’opinione pubblica durante l’estate, prima della chiusura decisa dal governo.

A Report, ricordando le giornate precedenti all’ordinanza che teneva aperte i locali e le discoteche, l’esponente della maggioranza in Regione spiega: “Mi sono arrivate tante telefonate, gestori che ci chiedevano di tirare qualche giorno in più. Billionaire e Phi Beach avevano per esempio contratti stratosferici con dj importanti”. Per questo è stato chiesto al presidente qualche giorno di apertura in più. Al 7 agosto risale il Dpcm che chiudeva le discoteche ma che lasciava libere le Regioni di agire diversamente. La sera dell’11 il governatore Christian Solinas adotta un’ordinanza che le tiene aperte, valida sino al 31 agosto, per poi revocarla subito dopo Ferragosto, il 16.

“Avete preferito il Billionaire alla nostra salute”, si legge in uno striscione sulla sede della presidenza della Regione in viale Trento. Nel frattempo, il coordinatore di Forza Italia in Sardegna, Ugo Cappellacci, prende le distanze dalle parole di Cocciu. “Non corrispondono in nessun modo al punto di vista del partito, degli assessori e dei consiglieri regionali di Forza Italia”, dice il deputato Cappellacci, ex governatore dell’isola. Il percorso politico-amministrativo delle ordinanze, spiega, “è sempre stato accompagnato dai pareri del comitato tecnico-scientifico, mai dalla valutazione di interessi né si è mai preferito l’interesse economico di terzi al diritto alla salute dei cittadini”.

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