Geniale, istrionico, poliedrico. Icona dello spettacolo, mattatore dai mille volti. Gigi Proietti ha raccontato con talento unico e ironia l’Italia intera, guardando al mondo con il cinismo di un romano dalla battuta pronta. È morto poche ore dopo aver compiuto 80 anni, mezzo secolo in scena tra cinema e teatro con la televisione degna compagna di avventure e successi. Un rapporto lungo e duraturo, alternato con ruoli differenti: attore di sceneggiati e fiction, conduttore e regista, protagonista di one man show.

Giovanni Rocca, vedovo di tre figli, maresciallo di Viterbo: per tutti “Il maresciallo Rocca”. È il 1996, dopo una partenza in sordina su Rai2, la fiction dei record esplode sul piccolo schermo. Supera dieci milioni di telespettatori, l’ultima puntata della prima stagione batte addirittura il Festival di Sanremo con 16 milioni di italiani incollati davanti allo schermo, conquista il Premio Tv come personaggio maschile dell’anno e il Telegatto. Il successo è clamoroso arrivano cinque stagioni, al suo fianco Stefani Sandrelli, e una miniserie conclusiva in onda nel 2008. Gli anni 90 sono professionalmente intensi: dal telefilm “Un figlio a metà” alla sitcom “Italian Restaurant”, da “L’avvocato Porta” in onda, invece, su Canale 5. Proietti è una garanzia di qualità ma anche di pubblico, Rai1 affida a lui la conduzione dello spettacolo di Capodanno, annuncia al pubblico il nuovo Millennio.

E la tv l’aveva conosciuta oltre la recitazione, il debutto come conduttore televisivo era arrivato con Fantastico 4 nel 1983. Esperienza non fortunata dal punto di vista auditel ma subito ricompensata con nuove soddisfazioni: è tempo di one man show con “Io a modo mio”, “Di che vizio sei?” e “Club ’92”. Protagonista, conduttore ma anche regista televisivo. Debutta nel 1990 con una delle prime sitcom dal titolo “Villa Arzilla” dove concede pochi cameo mentre si dirige nel film “Un nero per casa”. Gli sceneggiati avevano fatto capolinea già alla fine degli anni 60 con “Il Circolo Pickwick” di Ugo Gregoretti.

La tv torna centrale dal 2010. È San Filippo Neri in “Preferisco il Paradiso”, in una miniserie è “Il Signore della Truffa”, Luca Manfredi lo dirige in “L’ultimo papa re”. Tutto ciò che tocca diventa oro. È Bruno Palmieri, un giornalista in pensione specializzato nella risoluzione di vecchia casi di cronaca nera, nella fiction “Una pallottola nel cuore”. La serie funziona e ottiene tre stagioni dal 2014 al 2018.

La tv in mille ruoli, dicevamo, anche come giudice a “Tale Quale Show” nella quinta stagione e al debutto del meno fortunato “La pista” con Flavio Insinna. La sorpresa, una di quelle destinate a restare nella memoria, il grande show del sabato sera in onda su Rai1 per quattro puntate: “Cavalli di battaglia“. Un ritorno alla conduzione 26 anni dopo l’ultima esperienza: i suoi cavalli di battaglia, gli sketch migliori del maestro Proietti. È l’adattamento dello show teatrale in onda da Montecatini Terme, il 20% di share con 5 milioni di telespettatori: il best of della sua carriera con duetti e collaborazioni da Guzzanti a Zero da Arbore a Frassica ma spazio anche ai volti lanciati e scoperti come Insinna, Cirilli, Brignano, Giusti. Così arrivano le ultime ospitate in tv: Ulisse, Italia’s got talent, Propaganda Live. E mentre nel pieno della pandemia i teatri e i cinema sono chiusi, oggi sarebbero comunque a lutto per la perdita di un maestro, la tv può accendersi e ricordare ancora una volta il grande Gigi Proietti

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