Chiusi in casa dal figlio di due positivi covid “perché non volevamo ricoverare la mamma”. È l’incredibile testimonianza di una dottoressa di un’équipe del 118 del Napoletano. Il fatto, avvenuto pochi giorni fa, ha coinvolto il medico e una infermiera, ma per non violare il segreto professione e per tutelare l’incolumità del personale sanitario, la protagonista di questa vicenda e l’ASL di riferimento hanno chiesto di non divulgare il nome del comune e di nascondere l’identità di protagonisti. “Ho voluto però raccontare questo episodio assurdo – spiega il medico 118 – per far capire a cosa siamo sottoposti andando alla cieca in casa delle persone e soprattutto quanto questo virus abbia cambiato la gente”. “In 15 anni non mi è mai capitata una cosa del genere”, racconta la dottoressa che non riesce a dare contezza del tempo trascorso chiusa a chiave nella stanza con i due pazienti Covid. “Mi sono sembrate ore, anche perché ci siamo trovate in una situazione che poteva pure degenerare. Quando ho sentito il figlio di queste due persone anziane chiudere a chiave la porta urlando che saremmo rimaste qui finché non portavamo in ospedale almeno la signora – racconta – ho avuto davvero paura”. Il figlio della coppia, spiega la professionista, ha poi chiamato i carabinieri per auto-denunciarsi, dicendo loro le motivazioni del grsto: “Ho capito che il suo atteggiamento era dettato dal panico”. Le forze dell’ordine, però, continua la dottoressa, “non sono entrate nell’appartamento perché senza dispositivi di protezione”. Solo dopo un tempo indefinito la dottoressa è riuscita a convincere l’uomo a liberare lei e l’infermiera. “Ma non sporgerò denuncia. Ho capito che si era reso conto del gesto”, confessa infine.

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