La sostanziale bocciatura del Mes arrivata domenica sera dal presidente del Consiglio, e soprattutto le motivazioni con cui Giuseppe Conte l’ha spiegata, riaprono lo scontro in maggioranza. Il coordinatore di Italia Viva, Ettore Rosato, ha commentato parlando di “una banalità e una demagogia che lascia sbalorditi“. E per Matteo Renzi “dicendo No al Mes il Premier Conte fa felici Meloni e Salvini ma delude centinaia di sindaci e larga parte della sua maggioranza. Il tempo dimostrerà come questa decisione sia un grave errore politico e soprattutto un danno per gli italiani”. Dal Pd Dario Stefano, presidente della commissione Politiche Ue del Senato, constata “motivazioni superficiali” e “una inaspettata regressione rispetto proprio alle ultime posizioni assunte dallo stesso Premier”, invitando a portare il confronto in Parlamento. Posizione quest’ultima condivisa dal segretario dem Nicola Zingaretti, che finora è stato in prima fila nella battaglia per accedere al Mes e ha accolto con favore l‘appello di duecento sindaci per chiederlo: “In un momento così delicato, bisogna evitare ogni polemica politica. La questione Mes va affrontata in Parlamento e nelle sedi opportune”, ha detto, “e non con una battuta in conferenza stampa, perché questo porta uno strascico di polemiche che non è in sintonia con la volontà che abbiamo di dare punti fermi agli italiani“.

“Il presidente del Consiglio aveva detto che del Mes avremmo discusso e deciso in Parlamento”, aggiunge il capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio. “Stiamo aspettando il piano del governo per rafforzare e ammodernare la sanità pubblica, soprattutto quella territoriale. La maggioranza ha deciso che questo sarà il percorso e non bastano battute per cambiarlo. Venga Conte in Parlamento col programma per la sanità pubblica e discutiamo se le risorse del Mes siano le più convenienti, come noi del Pd riteniamo oppure se qualcuno ha idee migliori. Non sono d’accordo con quanto detto ieri da Conte, con il riferimento alle tasse e ai tagli da fare, se dovessimo usare il Mes”.

Esulta il M5s. Lega e FdI: “Conte ci dà ragione” – Esulta invece il M5s, da sempre contrario al prestito Mes: “Parole sagge”, secondo l’europarlamentare Piernicola Pedicini. “Questo dibattito, che esiste solo nel nostro Paese, è autolesionista perché mostra ai mercati un’Italia incerta e nervosa”. Per Alessandro Di Battista “restano con l’amaro in bocca i Salvini e le Meloni (a detta loro il Mes è stato approvato già una ventina di volte) che pensavano di lucrare elettoralmente su questo punto. Si incartapecorisce ancor di più il Fu Matteo Renzi che dovrà trovare un altro argomento per i suoi latrati quotidiani che lo auto-illudono di esistere ancora politicamente. Il Movimento da sempre si è dichiarato contrario al Mes e ne va dato atto”. Leu concorda sul rischio stigma: “Che nessuno degli altri Paesi europei lo abbia chiesto, deve essere motivo di riflessione per noi. Si spendano al meglio quei miliardi sulla sanità già stanziati in legge di bilancio per assumere medici, infermieri e aumentare i posti letto”, scrive su Twitter il senatore Francesco Laforgia.

Nel centrodestra festeggiano Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia (“Conte ci dà finalmente ragione: il Mes non è un regalo, il presunto risparmio è risibile, se prendessimo prestiti del Mes i mercati ci vedrebbero come appestati”) e il responsabile economia della Lega, Alberto Bagnai: “Conte ha ammesso che il Mes è un debito inutile e pericoloso, dando ragione a quanto sostenuto fin dall’inizio dagli economisti della Lega. Per aver difeso queste posizioni di buonsenso la Lega è stata dipinta come estremista e antieuropeista“. Su posizioni opposte Antonio Tajani, vicepresidente Fi e Ppe, sostiene che “Conte deve fare contento Grillo“.

Dal canto suo il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, sottolinea che ora quello sul Mes “è un duello italo-italiano dal quale cerco di stare lontano”. “Penso di aver fatto la mia parte che consisteva di lavorare come commissione per togliere dalle linee di credito del Mes le condizionalità macro-economiche”, ricorda. “Oggi l’unica condizione per le linee di prestito è che vengano spese per la sanità. La scelta di attivare o meno queste linee di credito spetta ai governi nazionali, non è la Commissione che deve decidere. E’ chiaro che c’è un vantaggio per i Paesi che hanno un debito più alto, vantaggio che si è ridotto negli ultimi tempi perché i tassi di interesse italiani si sono ridotti”.

“Incrementa il debito, risparmio contenuto e rischio stigma” – Il premier ha argomentato che, essendo la linea di credito pandemica del Mes un prestito, “va a incrementare il debito e quindi va coperto e devo intervenire in termini di nuove tasse o tagli di spese“. In più ha aggiunto che il risparmio “è molto contenuto, 200 milioni (l’anno, ndr)”. Ma l’incremento del debito vale anche per le emissioni di Btp e per i prestiti del Next Generation Eu o Recovery fund, a cui al contrario del Mes l’Italia intende fare abbondantemente ricorso. “Aumenterebbe il debito pubblico? Ma sono mesi che facciamo debito pubblico extra per superare i danni della pandemia ad un tasso di interesse ben più oneroso di quelli del Mes”, ha quindi sottolineato Rosato. “Bisogna rafforzare la sanità, per farlo servono risorse e lì ci sono”.

L’altro dubbio espresso da Conte, che accoglie alcune delle obiezioni del Movimento 5 stelle, è quello del cosiddetto “stigma“: il rischio che, per il solo fatto di chiedere quel prestito e di essere l’unico o comunque il primo a farlo, un Paese attiri (in negativo) l’attenzione dei mercati e veda dunque aumentare i tassi sugli strumenti di debito ordinari, che oggi sono al minimo storico. Anche se nelle scorse settimane il governatore di Bankitalia Ignazio Visco si è detto convinto che lo stigma nel caso “è legato a un cattivo utilizzo dei fondi o a una cattiva comunicazione” e se invece un Paese “utilizza bene dei fondi ha maggiore facilità di raccolta sul mercato a condizioni migliori”. Secondo Conte non è un caso se “Sure l’hanno preso una decina di Paesi, il Mes nessuno”. Il presidente del Consiglio ha quindi concluso dicendo che si valuterà di chiedere i fondi per la sanità solo “se avremo fabbisogni di cassa. Ma se questo non dovesse servire, prendere il Mes non ha senso”.

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