Non ci sono stati incidentiviolenze durante le operazioni di voto, ma per avere i risultati definitivi delle elezioni in Bolivia si dovranno attendere alcuni giorni. Il vincitore però è già chiaro: l’ex ministro dell’Economia di Evo Morales Luis Arce e il suo vice, David Choquehuanca, hanno trionfato col 52-53% dei suffragi contro il 31% del principale sfidante, l’ex presidente centrista Carlos Mesa. Così le urne sanciscono il ritorno al potere del Movimento verso il socialismo (Mas) dopo le dimissioni di novembre 2019 di Morales, accusato dall’opposizione di brogli elettorali. Da Buenos Aires, dove vive in esilio, l’ex presidente ha espresso gioia per “aver recuperato il potere democraticamente, con la pazienza e la coscienza del popolo”. Senza anticipare il suo futuro ruolo in patria, ha ricordato che “in Bolivia sono stato sindacalista e poi (per 14 anni) presidente”.

Le congratulazioni per Arce sono state numerose e hanno unito filosofie di pensiero molto diverse. Dal presidente venezuelano Nicolás Maduro, che ha elogiato “la sconfitta con i voti di un colpo di Stato contro Morales“, al segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) Luis Almagro, non certo di simpatie progressiste.

È un trionfo basato su proiezioni, ma gli oltre 20 punti di vantaggio di Arce su Mesa (Comunidad Ciudadana) hanno convinto tutti che si tratta di un verdetto più che definitivo. Tant’è che a riconoscere per prima l’esito della consultazione è stata la presidente ad interim Jeanine Añez che negli undici mesi al potere ha cercato di evitare una vittoria del Mas. A ruota si è espresso lo stesso Mesa che, dopo aver definito “inconfutabile” la vittoria dell’avversario, ha confermato la sua volontà di “guidare l’opposizione dai banchi del Parlamento“. “In Bolivia abbiamo recuperato la democrazia e soprattutto la speranza”, ha esultato dal canto suo il presidente eletto Arce parlando con i giornalisti. “Ho proposto un governo di unità e continueremo il nostro processo di cambiamento senza odio e superando gli errori del passato”. La prima misura del suo governo, ha annunciato, sarà “il pagamento di un sussidio contro la fame”.

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