L’outing è una forma di violenza, è una cosa orrenda“. Diego Passoni è categorico quando si parla di coming out e outing, ha le idee chiare e non ha paura di metterci la faccia. Del resto l’ha fatto già vent’anni fa, rivelando di essere omosessuale quando tutti i personaggi preferivano trincerarsi dietro la formula ipocrita del “si sa ma non si dice”. Ecco cosa pensa del coming out di Gabriel Garko e del gossip su Massimiliano Morra lo speaker di Radio Deejay, che sabato 10 ottobre condurrà #OraBasta, dalle 15 in piazza della Scala, la manifestazione voluta da I Sentinelli di Milano per sollecitare l’approvazione della legge contro l’omolesbotransfobia e misoginia.

Partiamo dalle basi: cos’è per lei il coming out?
Il sesso è una cosa privata, il coming out invece è un gesto politico. Viviamo in una società in cui ha un impatto importante, ancora più forte quando sono figure pubbliche a farlo.

L’outing invece?
È una cosa orrenda, una violazione della privacy, spesso con l’aggravante dell’odio e dell’umiliazione. Ricordo per altro che viviamo un tempo non abbastanza lontano da quando in Italia per essere additati come omosessuali si finiva al confino.

Che impressione le ha fatto il coming out di Gabriel Garko, al Grande Fratello Vip?
Ho letto critiche per tutto, per le lacrime e per il fatto di essere stato pagato per andare in tv a dire di essere gay. A me ha colpito soprattutto il disagio personale che ha espresso: “Io non mi sono goduto nulla”, ha detto. Non ha senso giudicare una scelta così intima e personale.

Dell’outing fatto ai danni di Massimiliano Morra, e cavalcato da diverse trasmissioni e dai social, che ne pensa?

L’outing è una forma di violenza, sempre. E trovo ancora più detestabili quei sorrisini che sottintendono un “io l’avevo capito, e tu?”. C’è un misto di cattiveria e ipocrisia onestamente insopportabili.

Garko ha parlato di “segreto di Pulcinella” e soprattutto di “sistema” che gli avrebbe imposto di fingersi eterosessuale.
Il personaggio famoso che costruisce la sua desiderabilità e vende una storia, più o meno per sua scelta, è sempre esistito. Il “sistema” di cui parla è la società in cui viviamo, quella che considera più auspicabile essere eterosessuale e costringe ancora oggi molte persone a costruirsi vite parallele. E non vale solo nel mondo dello spettacolo.

Il suo coming out pubblico se lo ricorda?
Certo. Risale a vent’anni fa e non c’era un clima favorevole come quello di oggi. All’epoca lavoravo a Gay Tv, un canale che pur proponendo format moderni e innovativi non aveva un investitore pubblicitario perché le aziende non volevano essere associate a un certo mondo.

Come si scardina una società arretrata sui temi dei diritti civili?
Con la cultura. E con le leggi: quando viene normata la punizione, si stabilisce un confine e si mettono dei paletti. Se invece non ci agisce, si crea una terra di nessuno in cui tutto sembra lecito.

Sabato 10 condurrà la manifestazione #OraBasta, voluta da I Sentinelli di Milano, cui hanno aderito anche Malika Ayane, Tiziano Ferro, Veronica Pivetti e Fiorella Mannoia. Perché è importante esserci?
È vero che ci sono paesi molto più arretrati dell’Italia sul piano di diritti civili, ma siamo in ritardo su molte questioni. Spero che partecipi soprattutto chi non ha capito l’importanza della legge Zan contro l’omolesbotransfobia e la misoginia, perché dallo scambio e dal ragionamento c’è solo da imparare.

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