Storia di un hikikomori. La volontaria vita “in disparte”, isolato dal mondo e da tutti, del 25enne veneto Marco Brocca è stata raccontata sul Corriere della Sera. Brocca negli ultimi sette anni di vita è uscito di casa a malapena una cinquantina di volte. Inoltre, quando è a casa, vive in una taverna con le finestre a livello del suolo, mettendo la testa fuori solo per mangiare, e rimanendo invece sempre davanti allo schermo del computer. “Brocca soffre di un disagio adattivo sociale tipico dei ragazzi giapponesi”, spiega il Corriere.

“Soffro da sempre di una dermatite cronica. Per il 40 per cento è stata all’origine della separazione dei miei. Mio padre è un no vax, voleva curarmi con l’omeopatia. Sosteneva che ero stato rovinato all’età di 3 mesi dalle vaccinazioni obbligatorie. Ma è falso: nel suo ramo familiare esiste traccia di questo eczema”, spiega Brocca nella lunga intervista dove ricorda il primo giorno in cui si cominciò a “barricare” in casa quando dimesso dall’ospedale dopo una breve degenza nel reparto dermatologico non volle più presentarsi in aula per essere nuovamente bullizzato dai compagni.

“La mia è una diversità che si nota subito e non potevo farci nulla. Non riuscivo ad accettarmi. I rush cutanei su braccia, gambe e collo mi provocano un prurito irresistibile. Grattandomi, la dermatite diventa ancora più evidente, sfocia nel sanguinamento. I compagni mi guardavano schifati”. Brocca ricorda che per i forti fastidi non riusciva né a dormire né a studiare e che per il suo disturbo della pelle non esistono rimedi se non ansiolitici per ridurre l’ansia e lo stress dovuti dalla malattia. Eppure Brocca ha imparato da solo e alla perfezione diverse lingue straniere. Poi racconta la sua giornata tipo davanti al pc dalle 10 alle 23: “Mi fermo solo per cucinarmi qualcosa, a volte alle 17 anziché alle 13. Mi corico all’1 o 2 di notte, senza spegnere il computer. Se non riesco a dormire, torno a usarlo”. Brocca “lavora” sul web facendo da tutor per chi impara nuovi videogiochi come Overwatch e Valorant.

Infine l’incontro con l’associazione Hikikomori Italia che ha aiutato il ragazzo a rendere migliore la propria quotidianità. “Ho provato sollievo, non mi sono più sentito solo. Ho scoperto che almeno 100.000 italiani soffrono il mio stesso disturbo”. Brocca ha così cominciato ad uscire di casa un po’ più spesso, arrivando a Milano per incontrare il presidente dell’associazione e iniziando ad andare in cura dalla psicologa Giovanna Borsetto a Mestre.

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