Non è ancora il giorno de giudizio, ma Matteo Salvini si presenta da imputato davanti al giudice per le indagini preliminari di Catania per rispondere di un’accusa grave: sequestro di persona aggravato, punibile con una pena che può arrivare anche a 15 anni di carcere. Mentre nella città etnea la Lega raduna alleati e leader, il segretario si presenterà alla prima tappa di un procedimento che potrebbe portare al processo oppure all’archiviazione della richiesta di rinvio a giudizio. La decisione spetterà al giudice per l’udienza preliminare, Nunzio Sarpietro, capo dell’ufficio della città siciliana. Il procedimento riguarda la vicenda della Nave Gregoretti, che risale al luglio del 2019 ed è il primo che arriva davanti a un gup. Le altre vicende simili che hanno coinvolto Salvini, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno, sono quelle relative alla Nave Diciotti e della Open Arms: nel primo caso il Senato ha respinto l’autorizzazione a procedere, nel secondo potrebbe a breve arrivare un’altra richiesta di rinvio a giudizio dopo l’ok di Palazzo Madama. I tre episodi, come vedremo, sono diversi tra loro. Diversa era la disciplina che regolava l’accoglienza dei migranti salvati nelle acque del Mediterraneo e diversi erano gli accordi siglati con l’Europa per la distribuzione dei richiedenti asilo. Distinte sono state pure le responsabilità contestate dagli inquirenti ai membri del governo. Anche perché le tre vicende maturano in contesti politici differenti: ai tempi della Diciotti, nell’estate del 2018, il governo gialloverde era appena nato. Nelle settimane del caso Gregoretti e poi della Open arms l’alleanza composta da Lega e M5s stava per esaurirsi: addirittura l’imbarcazione della ong spagnola si conclude il 20 agosto, giorno delle dimissioni di Giuseppe Conte dopo che il Carroccio aveva tolto il sostegno all’esecutivo. Ma andiamo con ordine.

Le tre vicende – Per il caso Diciotti e per la Gregoretti l’ex vicepremier aveva deciso di fermare le imbarcazioni della Marina militare italiana al largo delle nostre coste impedendo la discesa dei migranti a bordo. Tuttavia, mentre nel caso della nave Diciotti – attrezzata per il soccorso in mare – si era trattato di un’azione concertata con tutto il governo per convincere gli altri paesi europei a ripartire le quote di richiedenti asilo da accogliere, nel caso della Gregoretti – destinata all’attività di vigilanza da pesca – il meccanismo di ripartizione era già avviato, per cui non non c’era alcun interesse pubblico o rischio per l’ordine pubblico che potessero giustificare la decisione di bloccare di tenere su una nave oltre 100 persone al largo di Augusta. Almeno secondo il tribunale dei ministri. Inoltre quando la Gregoretti prese a bordo i migranti era appena entrato in vigore il decreto sicurezza-bis voluto dallo stesso Salvini che escludeva espressamente che il divieto di ingresso in acque italiane e di sbarco possa essere applicato a navi militari italiane (come era accaduto un anno prima alla Diciotti, ndr) che, in quanto tali, non possono essere considerate un pericolo per la sicurezza nazionale. Nel caso della Open Arms, invece, si parla di una nave di soccorso, battente bandiera spagnola, gestita da una ong. In questo caso però contro il divieto di sbarcare i migranti la ong aveva fatto ricorso al Tar del Lazio, che lo aveva considerato illegale: ragion per cui ora è indagato per gli stessi reati anche l’allora capo di gabinetto del Viminale. Il leader della Lega aveva firmato nuovamente il decreto di divieto d’ingresso, invitando gli altri ministri competenti a sottoscriverlo: ma sia l’ex ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, quello dei Trasporti, Danilo Toninelli, avevano rifiutato. Dopo diciannove giorni in mare dovette intervenire il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che ordinò lo sbarco immediato dei migranti.

Caso Gregoretti – Salvini, per cui la procura di Catania aveva chiesto l’archiviazione, è imputato per sequestro di persona perché “abusando dei poteri” da ministro dell’Interno avrebbe “privato della libertà personale i 131 migranti bloccati a bordo della Gregoretti dalle 00:35 del 27 luglio 2019 fino al pomeriggio del 31 luglio” quando la nave della Guardia costiera italiana è giunta l’autorizzazione allo sbarco nel porto di Augusta, in provincia di Siracusa. Reato aggravato dall’essere un pubblico ufficiale e perché commesso anche ai danni di minorenni. Nella sua memoria difensiva di 50 pagine sostiene che “non si è verificata alcuna illecita privazione della libertà personale, in attesa dell’organizzazione del trasferimento” dei migranti alla “destinazione finale” e che ha agito nell’interesse dell’Italia, che a bordo c’erano due scafisti e che le persone a bordo sono rimaste sulla nave senza pericoli e con la massima assistenza. La Procura di Catania nella richiesta di archiviazione aveva scritto che “l’attesa di tre giorni non può considerarsi una illegittima privazione della ‘libertà”. Tesi non condivisa dal Tribunale dei ministri che ha contestato a Salvini anche di avere “determinato consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale” dei migranti “costretti a rimanere in condizioni psicofisiche critiche” su sulla nave. Nel frattempo era cambiato il governo: la Lega passa all’opposizione mentre nasce la maggioranza Pd-5 stelle. Il 20 gennaio del 2020 l’aula del Senato vota l’ok al processo per il leader della Lega, con il Carroccio che non si esprime dopo aver provocatariamente sostenuto l’autorizzazione a procedere in Giunta. “La vicenda Diciotti fu una decisione di governo, quella Gregoretti fu propaganda del ministro Salvini che a un certo punto ha cominciato ad annunciare il blocco delle navi delle nostre forze militari, delle nostre forze di sicurezza. Quella non è una Ong ma una nave dei nostri corpi di sicurezza”, disse in quei giorni Luigi Di Maio.

L’udienza di Catania – Adesso, dunque, il gup deciderà se prosciogliere o disporre il processo che, eventualmente, si terrebbe davanti al Tribunale di Catania, col rito ordinario e con tre gradi di giudizio. In sede di udienza sarà possibile per la Procura e per la difesa dell’ex ministro chiedere al giudice attività istruttoria o depositare atti, documenti e memorie. Sarà possibile anche avanzare richieste di costituzione di parte civile dalle parti lese, vale a dire i 131 migranti, compresi i legali rappresentanti di minorenni, associazioni o enti pubblici. Durante l’udienza la procura potrà chiedere il proscioglimento dell’imputato (come già fatto nella prima fase del procedimento) o il processo per l’ex ministro dell’Interno. Un processo ordinario, con tre gradi di giudizio, ma col rischio di una condanna più alta se dovesse ricorrere il caso previsto dall’articolo 4 della norma: “per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni dal presidente del Consiglio dei ministri o dai ministri la pena è aumentata fino ad un terzo in presenza di circostanze l’eccezionale gravità del reato”. Il rischio per Salvini è che in caso di condanna in primo grado scatti la legge Severino, con conseguente sospensione o decadenza dalla carica di senatore. La normativa prevede infatti la sospensione e l’incandidabilità per le cariche politiche condannate per alcuni reati.

Caso Open Arms – A breve per Salvini arriverà un’altra richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm di Palermo per la vicenda della nave spagnola Open Arms, l’imbarcazione dell’ong catalana che ad agosto del 2019, dopo il divieto di attracco deciso dal Viminale, rimase per giorni a largo di Lampedusa con 164 persone a bordo. A novembre scorso il Tribunale dei ministri di Palermo ha ricevuto dalla procura la richiesta di procedere a indagini preliminari nei confronti del leader della Lega. A febbraio era arrivata la decisione del collegio di chiedere al Senato l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro. Nel provvedimento, con il quale il Tribunale dei ministri aveva accolto la ricostruzione dell’accusa si è affermato il principio dell’obbligo di prestare soccorso in mare e si è definito come “amministrativo” e non politico l’atto di vietare l’approdo ai migranti disposto da Salvini. La decisione di non far sbarcare a Lampedusa i 164 migranti soccorsi, secondo i giudici, fu un atto deciso dall’allora ministro dell’Interno individualmente, quindi non “condiviso” con gli altri esponenti del governo, come invece era avvenuto nel caso Diciotti l’anno precedente. Vale la pena ricordare che all’epoca Salvini aveva già scaricato gli alleati dei 5stelle: lo sbarco dei migranti è avvenuto il 20 agosto, lo stesso giorno in cui il premier Conte ha rimesso il mandato nelle mani del presidente della Repubblica. Per i giudici che hanno chiesto l’autorizzazione a procedere, sulla Open Arms “il grado di esasperazione in cui versavano i migranti, già stremati dalle durissime prove fisiche e psichiche subite prima del soccorso, angosciati dal terrore di venire respinti e riportati in Libia, rende intuitivo come non tanto il prolungamento anche di un solo giorno di navigazione (con il conseguente protrarsi della situazione di grave disagio nella quale pure tali migranti avevano sino a quel momento viaggiato), quanto il fatto stesso di allontanarsi dalle coste italiane, ormai tanto vicine da poter essere raggiunte a nuoto, si sarebbe rivelato del tutto insostenibile ed incomprensibile”. Secondo i magistrati i 161 migranti o versavano “in una situazione di grande disagio, fisico e psichico, di profonda prostrazione psicologica e di altissima tensione emozionale che avrebbe potuto provocare reazioni difficilmente controllabili, delle quali, peraltro, i diversi tentativi di raggiungere a nuoto l’isola costituivano solo un preludio”. Citando la perizia della psicologa che era salita a bordo con il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, il Tribunale sottolineava: “È facile ritenere che queste persone, costrette a restare a poca distanza dalla costa, che riuscivano comunque a vedere ma che non riuscivano a raggiungere, provassero sentimenti di frustrazione evidente e anche di disperazione. Si aggiunga, poi, che la circostanza per la quale alcuni migranti che si erano gettati in mare poi erano stati condotti in terra, aveva causato ulteriori tensioni fra quelli rimasti a bordo, che evidentemente non vedevano l’ora di toccare terra”.

Caso Diciotti – Risale all’agosto del 2018 il caso dell’altra nave militare che è poi il primo caso che ha fatto finire Salvini sotto inchiesta. Dopo essere stata rifiutata da Malta e dopo essere cinque giorni al largo di Lampedusa in attesa di ricevere l’indicazione di un porto sicuro dove attraccare, era stata indirizzata a Catania. La Diciotti, attrezzata per operazioni di soccorso in mare, restò bloccata fino a quando le trattative con gli altri paesi europei, con il premier Giuseppe Conte impegnato in prima linea, non portarono alla disponibilità di alcuni di accogliere i migranti. La procura di Catania chiese l’archiviazione perché ritenne che bloccare per cinque giorni 177 migranti a bordo della nave Diciotti nel porto di Catania era una scelta politica. Motivata da due fattori: la richiesta dell’Italia alla Commissione europea di redistribuire i profughi tra gli altri Paesi membri. E in considerazione dell’obbligo violato da parte di Malta di indicare un porto sicuro. Tesi non condivisa dal Tribunale per i ministri ritenendo invece che avesse “abusato dei suoi poteri” tenendo i migranti sulla Diciotti per motivi “meramente politici“. Il 20 marzo 2019 il Senato respinse l’autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno. I 5stelle votarono contro l’autorizzazione a procedere per l’allora alleato di governo dopo apposita consultazione online tra gli scritti sul portale Rousseau. Il giorno dopo il Tribunale dei ministri di Catania aveva disposto l’archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità penali nei confronti del presidente del Consiglio Conte, del vice Di Maio e del ministro delle Infrastrutture Toninelli. Sia per la Diciotti sia per la Gregoretti toccava all’Italia concedere il porto sicuro visto che i soccorsi sono avvenuti nella Sar (Search and rescue, ricerca e soccorso, ndr) maltese? I giudici hanno risposto nella richiesta di autorizzazione a procedere sottolineando la differenza. Nel caso della Diciotti ci fu una controversia tra Italia e Malta mentre nel caso della Gregoretti “è assolutamente pacifico che il coordinamento e la responsabilità primaria dell’intera operazione, seppure avviata in acque Sar maltesi, siano stati assunti dallo Stato italiano su esplicita richiesta di quello maltese”.

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