Era un obbligo salvarli. Questo significava non solo fornire un luogo sicuro, ma garantirne la sicurezza, le necessità primarie – come il cibo, un alloggio, le cure mediche – e anche il trasporto a una destinazione vicina e finale. Ma i 177 migranti della Diciotti – tra cui 27 ragazzini tra i 14 e i 16 anni e due bambine – rimasero cinque giorni a bordo di una nave ormeggiata sotto il sole in piena estate dopo aver affrontato un estenuante viaggio durato numerosi giorni. A quella destinazione vicina o finale pose “arbitrariamente il proprio veto” Matteo Salvini per “finalità politiche”.

È lunga 53 pagine la relazione con cui il Tribunale dei ministri di Catania, presidente Nicola La Mantia e giudici Sandra Levanti e Paolo Corda, chiede al Senato di procedere contro il ministro dell’Interno per sequestrato aggravato dall’abuso di potere e perché era consapevole che sulla nave militare, di fatto territorio italiano, c’erano minori non accompagnati. “Non c’erano ragioni tecniche ostative allo sbarco bensì la volontà politica del senatore Salvini di portare all’attenzione dell’Ue il caso Diciotti per chiedere – scrivono i giudici – ai partner europei una comune assunzione di responsabilità del problema della gestione dei flussi migratori, sollecitando una redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia”. Dal 20 al 25 agosto quelle persone furono private della loro libertà. Sulla nave “c’erano condizioni precarie” e il leader della Lega, sostengono i giudici, lo sapeva. I giudici individuano una data ben precisa in cui il reato ha inizio ovvero quando, dopo aver sbarcato a Lampedusa 13 migranti che necessitavano di cure mediche, la Diciotti attracca a Catania.

Il sequestro, per i magistrati, inizia il 20 agosto “allorquando, previa indicazione formale del Pos (Place of saferty ovvero il porto sicuro), veniva autorizzato lo sbarco dei migranti“. Ma in realtà rimasero tutti in attesa di un via libera che sembrava non arrivare mai. Salvini non ha depositato memorie, né ha depositato memorie. Ma in quei giorni in cui il vicepremier non indietreggiava di un millimetro contemporaneamente sosteneva che voleva essere processato.

“Illegittima privazione della libertà dei migranti”
I magistrati citano la Costituzione e ovviamente tutte le convenzioni internazionali che regolano il soccorso in mare per sostenere l’individuazione di un reato che prevede come pena massima 15 anni. “Occorre chiarire quali siano i doveri degli Stati, le relative competenze e i limiti di discrezionalità esistenti nella gestione del fenomeno del soccorso in mare, che coniuga aspetti di assoluto rilievo costituzionale, quali quelli attinenti al diritto alla vita, alla libertà e al rispetto della dignità umana, nonché alla gestione dei flussi migratori e alle correlate problematiche inerenti alla sicurezza e all’ordine pubblico di uno Stato sovrano…. Va osservato – ricordano i giudici -. come l’obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare… Le convenzioni, cui l’Italia ha aderito, costituiscono un limite alla potestà legislativa dell stato… assumendo rango gerarchico superiore rispetto alla disciplina interna”. E, in base agli art.10, 11 e 117 della Costituzione, “non possono costituire oggetto di deroga da parte di valutazioni discrezionali dell’autorità politica”.

Salvini, nella sua qualità di ministro, per i giudici ha violato quelle convenzioni “non consentendo senza giustificato motivo al competente Dipartimento per le Libertà Civili per l’Immigrazione – costituente articolazione del ministero dell’Interno – di esitare tempestivamente la richiesta di POS (place of safety) presentata formalmente da IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Center) alle ore 22.30 del 17 agosto 2018, bloccava la procedura di sbarco dei migranti, così determinando consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nave “U.Diciotti” ormeggiata nel porto di Catania dalle ore 23.49 del 20 agosto e fino alla tarda serata del 25 agosto, momento in cui veniva autorizzato lo sbarco. Fatto aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età”.

Diciotti, il Tribunale su Matteo Salvini: “Era un obbligo salvarli, ma pose veto arbitrario per finalità politiche”

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