Alla fine ad ufficializzare il superamento dell’impasse dei 137 profughi bloccati da 5 giorni sulla nave Diciotti è direttamente il premier Giuseppe Conte che su Facebook scrive: “I migranti ancora a bordo della nave Diciotti sbarcheranno nelle prossime ore. Ringraziamo l’Albania, l’Irlanda e la Cei per avere aderito all’invito a partecipare alla redistribuzione. Ne accoglieranno rispettivamente 20, 20 e 100″. Il post sul social del presidente del Consiglio arriva poco dopo le parole di Matteo Salvini da Pinzolo, dove, durante una festa della Lega ha dato l’annuncio: “Gli immigrati della Diciotti sbarcheranno nelle prossime ore”. Così, al quinto giorno nel porto di Catania e a 10 dal salvataggio, per i migranti soccorsi dalla Guardia Costiera si intravede una soluzione. Da Palazzo Chigi fanno sapere che la lunga attesa è legata al fatto che l’esecutivo stava aspettando i ricollocamenti: una volta incassata la dispoibilità di Tirana, Dublino e della Chiesa italiana hanno dato il via libera allo sbarco. “Ho ritenuto di farli sbarcare” ha detto il ministro degli Interni dopo giornate di continui rilanci e di minacce verso l’Unione Europea alla quale chiedeva una redistribuzione che non è arrivata. E infatti Salvini attacca l’Ue. “Chiedo di ridiscutere i miliardi che l’Italia manda a Bruxelles, è giunto il momento di tagliare i finanziamenti a un ente inutile”.

Il dialogo con i Paesi extra Ue – La notizia è proprio questa: per la prima volta l’esecutivo ha interloquito con Paesi che non fanno parte dell’Unione per ottenere cooperazione sul caso della Diciotti.”Enzo Moavero Milanesi ringrazia l’Albania per la decisione di accogliere 20 profughi” , annunciava nel pomeriggio un tweet della Farnesina mentre dal Viminale facevano sapere del dialogo aperto con gli Stati extra Ue.  A tarda sera, dunque, ecco che sempre il ministero degli interni spiega i tempi e e modi dello sbarco dei 137 rimasti a bordo della nave della Guardia Costiera: i migranti saranno portati in un centro a Messina, e poi cominceranno le operazioni di distribuzione che coinvolgeranno anche la Chiesa italiana oltre ad Albania e Irlanda. La vicenda della Diciotti sembra definirsi proprio nelle stesse ore in cui si apprende un’altra notizia: l’inchiesta portata della procura di Agrigento sul blocco dei migranti non è più a carico di ignoti ma ad essere indagato è lo stesso Salvini.

Medici ordinano sbarco di 17. Quattro donne rifiutano per non lasciare parenti – La giornata al porto di Catania si era aperta con la una visita degli ispettori del ministero della Salute a bordo della Diciotti. I medici avevano ordinato lo sbarco di 11 donne e 6 uomini, di cui 3 con sospetta tubercolosi e due affetti da polmonite. Tutte le donne per le quali è stato ordinato il trasferimento in ospedale, hanno accertato i medici, sono state violentate nei centri dei trafficanti umani. Cinque di loro si erano rifiutate rimanend oa bordo per non separarsi dai familiari. Solo una donna poi ci ha ripensato andando ad aggiungersi ai 12 migranti scesi dal pattugliatore e ricoverati nell’ospedale Garibaldi di Catania. Molti dei migranti ancora sulla nave, per i quali la Guardia Costiera aveva chiesto lo sbarco con una lettera inviata a diversi ministeri, hanno continuato anche sabato lo sciopero della fame. Al quale, come annunciato dal vescovo di Noto, potrebbero aderire anche tutti i prelati siciliani. Continuano le proteste sul molo Levante, dove in serata alcune centinaia di manifestanti si sono riuniti per chiedere la “liberazione” dei 137 migranti ancora a bordo al grido “fateci passare, tanto non ce ne andiamo, tutti liberi, vergogna, vergogna…”. Una decina di giovani con salvagenti e tavolette si sono lanciati a mare nel tentativo di raggiungere il pattugliatore e sono stati bloccati dalla forze dell’ordine. In un tentativo di sfondamento dei manifestanti un poliziotto è rimasto ferito.

 

Guardia Costiera: “Fateli scendere tutti”. Salvini a fine giornata: “A terra nelle prossime ore”
Per l’intera giorana su Twitter l’hashtag #fateliscendere è uno dei più usati dagli utenti del social network. Una richiesta, quella dello sbarco, che, secondo Corriere e Repubblica, è giunta al governo anche dalla stessa Guardia Costiera. “A causa dell’estrema criticità delle condizioni a bordo, si richiede l’autorizzazione allo sbarco”, è il testo inviato dal pattugliatore ai ministeri dell’Interno, dei Trasporti, della Difesa e degli Esteri, nonché alla Procura nazionale antimafia e ai magistrati di Palermo, Catania e Agrigento. Poi in serata ecco che la situazione si è sbloccata grazie all’intervento di Irlanda, Chiesa italiana e Albania. Un tempo origine di un flusso migratorio indirizzato verso il nostro Paese.  “Noi non possiamo sostituire l’Europa, ma siamo sempre qui, dall’altra parte di quel mare dove, una volta, eravamo noi quegli eritrei che ora soffrono giorni e notti in mezzo al largo, nell’attesa che l’Europa si svegli!”, ha sritto Ditmir Bushati, ministro per l’Europa e gli Affari Esteri dell’Albania.


“Posso confermare che il ministro della giustizia Charlie Flanagan e io abbiamo concordato che l’Irlanda accetterà 20 migranti della Diciotti. La solidarietà europea è importante e questa è la cosa giusta da fare. I lavori proseguono con i partner Ue per soluzioni più sostenibili”, ha scritto sempre su Twitter il ministro degli Esteri irlandese Simon Coveney. Mentre don Ivan Maffei, portavoce della Cei dice alle agenzie di stampa che “la Chiesa italiana garantirà l’accoglienza ad un centinaio” di persone presenti sulla nave.

I pm a Roma, Salvini: “Vengano da me”. Anm: “Nessuno può sostituirsi alle toghe”. Il ministro indagato
La giornata è stata caratterizzata anche dallo scontro frontale tra Salvini e la magistratira. Il primo in un post su Facebook si rivolge direttamente al Procuratore di Agrigento – che questa mattina è stato a Roma per sentire i funzionari del Viminale –  scrivendo: “Ha chiesto ufficialmente i miei dati anagrafici. Per fare cosa??? Non perda tempo, glieli do io”, la provocazione. Prima ancora aveva detto: “Mi spiace che ci sia qualche giudice che ha tempo e soldi da spendere per andare a interrogare i funzionari del Viminale”, e ancora: “Vengano direttamente dal ministro“.  L’Associazione nazionale magistrati non è rimasta indifferente e in serata ha diramato una nota per denunciare “interferenze” da parte del ministro dell’Internonel lavoro della procura di Agrigento. Chiaro l’avvertimento: “Nessun soggetto può sostituirsi ai magistrati”.  Il ministro “ha rilasciato dichiarazioni tendenti ad orientare lo sviluppo degli accertamenti con riguardo ai soggetti potenzialmente responsabili” si legge nella nota. “Si tratta di una interferenza nelle prerogative dell’Autorità Giudiziaria, l’unica Istituzione cui la Costituzione e leggi dello Stato attribuiscono il compito di verificare la sussistenza di reati e di accertare e stabilire chi ne sia il responsabile”. Poi in serata l’ufficializzazione: Salvini è indagato per sequestro di persona. L’indagine ai suoi danni passa dunque al tribunale dei ministri.

Contatti Di Maio-Fico
Ed in giornata le pressioni per uno sblocco dell’impasse Diciotti sono arrivati da più parti. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti di Montecitorio, si sono susseguiti i contatti telefonici tra il presidente della Camera, Roberto Fico, e il vicepremier Luigi Di Maio. Già venerdì la terza carica dello Stato e il leader del M5S si sono sentiti per un aggiornamento sulla condizione dei migranti. Nei giorni scorsi Fico è intervenuto per chiedere al governo di far sbarcare i passeggeri della Diciotti prima di procedere “alla loro ricollocazione nella Ue”. Un’esternazione alla quale il ministro dello Sviluppo Economico aveva reagito con freddezza: “Fico ha il diritto di esprimere le sue idee, ma il governo è compatto sulla linea del presidente Conte”. E intanto quattro consiglieri del Consiglio superiore di magistratura – Valerio Fracassi, Claudio Galoppi, Aldo Morgigni e Luca Palamara – hanno chiesto di inserire “la verifica del rispetto delle norme” a bordo della Diciotti nell’ordine del giorno del primo plenum, fissato per il 5 settembre.

L’intervento del ministro Trenta
In giornata è intervenuta anche il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. “In questi giorni sulla Diciotti ho sentito e visto ogni tipo di strumentalizzazione politica. Strumentalizzazioni che, purtroppo, hanno finito per tirare nel mezzo anche i nostri uomini e le nostre donne della Marina Militare e della Guardia Costiera, verso i quali dobbiamo mostrare gratitudine e rispetto”, ha scritto su Facebook. “Ho preferito stare in silenzio – spiega – per evitare di alimentare sterili polemiche, l’ho fatto per salvaguardare innanzitutto il lavoro dei nostri militari“. Finora la titolare della Difesa non si era espressa poiché le operazioni di ricerca e soccorso ricadono sotto la competenza del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, anche se gli uomini della Guardia costiera sono comunque militari. Poi, con il post su Facebook, ha ricordato come – in linea generale – allo Stato spetta la difesa e la tutela delle proprie Forze armate.

Il vescovo di Noto: “Pronti a sciopero della fame”
Sulla questione è intervenuto anche il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, delegato della Cei per le migrazioni, annunciando che “i vescovi di Sicilia si stanno interrogando sulla necessità di passare dalla riflessione ai fatti, meno proclami – pur importanti per risvegliare le coscienze – e più azioni fattive per liberare questi nostri fratelli”. Secondo il prelato, “occorre subito mobilitarsi: magari salendo sulla Diciotti e fare con loro lo sciopero della fame? O qualche altra iniziativa di solidarietà che manifesti il volto popolare di una Chiesa impegnata fattivamente su questo problema?”. L’umanità, spiega il vescovo, “è l’anima dell’Europa e dell’Italia”. Un Paese che però, accusa monsignor Staglianò, “per mantenere la linea dura nei confronti dell’Europa insensibile e anestetizzata, nemmeno si commuove per lo sciopero della fame di 150 persone umane, nostri fratelli e amici, resterà ancora ‘bella’, ma ormai ‘senz’anima’”. La perdita dell’anima, secondo il prelato, “sta già deturpando la bellezza del suo volto, costringendo milioni di cittadini a vergognarsi di appartenere alla nazione. Quale bellezza salverà l’Italia? Non c’è altra via che quella della solidarietà, ‘nuovo nome della pace'”.