“Da sospendere”. “No, non ci sono le condizioni”. Il campionato di Serie A anima il dibattito politico dopo il focolaio scoperto nel gruppo-squadra del Genoa, con 14 persone positive tra calciatori e staff. Per la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa “va sospeso” come previsto dai protocolli sottoscritti dal governo con la Lega Serie A e la Figc. Le linee guida, ha spiegato a Radio Capital, “parlano chiaro”. “Quando c’è un numero di positivi così alto, non si può che fermare il campionato. I positivi non sono in grado di giocare, e possono contagiare altre persone. Il protocollo è stato sottoscritto anche dalla Federazione calcio”.

Parole che, nonostante la precisazione sui “destini” che spettano a Figc e società calcistiche, hanno provocato la reazione del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora: “Non ci sono le condizioni per fermare il campionato”, ha ribadito dopo aver espresso lo stesso parere martedì ai microfoni di Sky Sport. Allo stesso tempo il ministro giudica “avventate” le parole, poi precisate, dalla sottosegretaria. “Saranno poi la Figc e le società calcistiche a decidere sui destini del massimo campionato: se facendo recuperare partite alle squadre che non potranno giocare o mettendo in campo eventuali riserve”, il senso della marcia indietro di Zampa.

“Il comitato tecnico scientifico è radicalmente contrario alla presenza dei tifosi sugli spalti. Su questo si è già espresso”, aveva concluso ritornando sulla decisione presa dal Cts lo scorso sabato in merito al protocollo presentato dalle Regioni per riempire gli impianti sportivi fino al 25% della loro capienza. Nel pomeriggio la Lega Serie A ha convocato un consiglio straordinario, ma ad ora l’orientamento, insieme alla Federcalcio, è quello seguire le norme dell’Uefa sulla possibilità di scendere in campo per chi ha 13 calciatori disponibili, tra cui almeno un portiere. Una condizione che permetterebbe al Genoa di giocare sabato contro il Torino.

Posizioni più vicine a quelle della Zampa erano state sostenute dal viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri: “Se ci fossero altri casi nel Napoli io, da medico e non da viceministro, direi che la cosa migliore sarebbe fermarsi almeno per 7 giorni”. Inoltre, sempre secondo Sileri, “gli abbracci e l’esultanza in campo dovrebbero essere vietati. La distanza deve comunque essere mantenuta”.

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