Altro giro altra corsa. Nuovo capitolo della turbolenta vicenda Autostrade. Oggi si riuniscono il consiglio di amministrazione di Autostrade per l’Italia, prima e quello di Atlantia (che di Apsi detiene l’88%) poi. Cda che andranno per le lunghe,a quando si dice. L’obiettivo è infatti quello di dare forma a una proposta che possa riaprire le trattative con Cassa depositi e prestiti e quindi il governo. Venerdì infatti scade l’ultimatum arrivato dall’Esecutivo per indurre la società a più miti consigli, dopo che nella riunione della scorsa settimana i soci Atlantia avevano deciso di tirare dritti per la loro strada: nessuno sconto al governo, vendita solo a condizioni di mercato, nessuna manleva per eventuali ulteriori risarcimenti legati al disastro del ponte Morandi. Venerdì sarebbe già in agenda un consiglio dei ministri in cui potrebbe rispuntare la revoca delle concessioni. Procedimento lungo e rischioso per entrambe le parti in causa ma il cui solo spettro ha l’effetto di paralizzare qualsiasi nuovo potenziale investitore che guardi ad Aspi. Il gruppo sa di avere appigli giuridicamente solidi per contestare la revoca ma il danno ci sarebbe comunque.

Oggi la Commissione europea ha inviato ad Atlantia una lettera in risposta alle preoccupazioni sollevate dalla società . Bruxelles scrive: “Siate certi che gli uffici della Commissione stanno debitamente esaminando tutte le questioni sollevate nei vostri reclami, e stanno attentamente valutando le adeguate mosse successive (‘follow-up’), anche alla luce dei più recenti sviluppi che avete sottolineato nella vostra lettera”. La Ue assicura quindi che “i servizi della Commissione vi daranno riscontro direttamente con una valutazione dei vostri reclami il prima possibile. Nel frattempo – si conclude- restiamo disponibili per un incontro con voi nel caso desideriate condividere ulteriori informazioni sulle vostre rimostranze”.

Atlantia, controllata al 30% dai Benetton, ha tra i soci anche il fondo sovrano di Singapore, fondazione Crt, Hsbc e altri fondi “attivisti”, che si sono mostrati, particolarmente combattivi, come da loro natura, nella tutela dei loro investimenti. La scorsa settimana ha avviato il procedimento di vendita dell’88% di Aspi in suo possesso. Potrà avvenire in due modalità: una sorta di vendita all’asta oppure scissione e successiva quotazione. Il gruppo proverà a dare forma da un ramoscello di ulivo da porgere al governo. Oppure semplicemente proverà a guadagnare altro tempo. Tirarla per le lunghe conviene. L’ipotesi che circola è quella di non concedere la manleva ma di valutare preventivamente i rischi finanziari legati all’iter processuale sulla tragedia di Genova e corrispondere quindi una cifra in via preventiva ai nuovi azionisti. In sostanza uno sconto, seppur chiamato in un altro modo, alla Cdp e ad altri soggetti che dovessero investire nel gruppo.

In attesa di sviluppi il titolo Atlantia ha chiuso in rialzo dell’1,8% recuperando il calo di ieri

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